vivisezione

Primate

Posted on Sunday, 29 December 2013 by Domenico Zanata

Nel 1974 Frederick Wiseman realizzò il documentario “Primate”  che presentava le quotidiane attività di un centro di ricerca sullo sviluppo dei primati. Gli studi riguardavano lo sviluppo fisico e mentale, la capacità di apprendere, ricordare, gli effetti di alcool e droghe sul comportamento, il controllo del comportamento sessuale ed aggressivo.

Questo film (che mostra esperimenti anche cruenti) mi è tornato alla memoria ieri, quando ho letto della giovane studentessa di veterinaria Caterina Simonsen, che sul proprio profilo Facebook è stata sommersa da insulti, minacce, auguri di morte perché lei, ammalata di quattro rare patologie dall’età di 9 anni, affermava l’importanza per la medicina di una “vera ricerca che include la sperimentazione animale”.

Il problema della sperimentazione animale è sicuramente serio, gravido di considerazioni etiche le più diverse, che infine vanno a segno nel chiederci fino a che punto può spingersi l’obiettivo di tutelare la nostra specie, rispetto agli altri esseri viventi e rispetto all’ambiente che ci circonda; appare indiscutibile, inoltre, che la compassione per gli animali è stata nel tempo sostituita dalla consapevolezza che anche gli animali avevano “diritto” ad una vita dignitosa. Tale considerazione è inevitabile frutto di un maggior benessere del genere umano, che inevitabilmente proietta negli animali di affezione (e non solo in essi) sentimenti pari a quelli che prova nei confronti dei propri consimili, ma anche -forse- di una perspezione filosofica che, nel momento stesso in cui enuncia l’esistenza di diritti degli animali, li eleva ad un rango “sociale”, diverso da quello cui finora erano considerati.

Dubito, francamente, che taluni alti assertori dei diritti degli animali che siedono e hanno seduto nelle nostre aule parlamentari siano stati davvero consapevoli delle conseguenze ultime di talune recenti norme, come la modifica dell’art. 189 del Codice della Strada, il quale dalla fine del 2012 prevede che “L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno… Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso“.

Fa riflettere questa norma, perché comunque alla fin fine ciò che viene protetto non è l’animale, ma sempre l’uomo, cioè la percezione dell’animale che ha il genere umano. Infatti l’obbligo non vige per tutti gli animali, ma solo per quelli “d’affezione, da reddito o protetti”, nemmeno arrivando al livello di quella massima secondo cui «Per quanto concerne gli animali non si può parlare propriamente di soggettività giuridica mancando in loro quelle doti di razionalità, di libero volere e di responsabilità che sono proprie della personalità; non si può tuttavia considerarli come cose, ma creature sensibili che fanno parte della nostra convivenza, concorrendo ad integrare la nostra collettività».

Eppure, allo stesso tempo, nel complesso corriamo forse il rischio (tipicamente italiano) di non saper affrontare la questione in modo laico, per scadere in una tutela esasperata, come abbiamo fatto per altri temi eticamente delicati, rincorrendo una modernità di cui non conosciamo le ultime ragioni e non riflettendo sui fondamenti giuridici di ciò che stavamo introducendo. Modalità “non laica” che trova terreno fecondo nell’ignoranza e nel profluvio di informazioni scandalistiche, e che spesso riesce utile a chi vuole impegnare l’opinione pubblica in battaglie utili a sviare l’attenzione da qualcosa che si vuole passi inosservato.

Una delle responsabilità della politica (di chi fa politica: prendendo decisioni, trasmettendo informazioni, contribuendo a formare le coscienze) è quella di essere appunto lucida ed intellettualmente onesta, capace di avere la consapevolezza che ogni tema è in relazione con gli altri e che prima di introdurre dei cambiamenti ci si deve soffermare attentamente sulle possibili conseguenze nella società.

Ciò vale anche nelle sperimentazioni animali, cui io sono del tutto favorevole in un sistema di protocolli etici rigorosi; poiché tanto quanto non dobbiamo mai dimenticare l’importanza di una ricerca scientifica che sia condotta in modo etico, all’altezza degli scopi di conoscenza che essa si prefigge, altrettanto l’opinione pubblica non può permettersi di tollerare aggressioni vergognose ad una giovane che dice cose in modo intelligente (con un istantaneo effetto mobbing che internet esaspera).

About Domenico Zanata Nato a Treviso nel 1973. Avvocato. Consigliere comunale per il Partito Democratico a Treviso dal giugno 2013. View all posts by Domenico Io condivido questo post di Zanata.

Ecco, io volevo mettere il link del documentario Primate, che ho purtroppo visto in televisione anni fa, ma di cui conservo nella mente l’orrore , ogni tanto mi ritorna in mente , purtroppo  , ma non riesco a trovarlo.  Una ragione c’è , volevo che lo si vedesse, non credo che sia tollerabile torturare animali in questo modo vergognoso. Io sono una gattara e sono onnivora, ma  credo che le torture inenarrabili che si fanno agli animali  da laboratorio debbano essere limitate ai casi in cui non sia possibile fare altro tipo di sperimentazione. Per altro anche gli animali da macello dovrebbero essere trattati almeno in modo non disumano come spesso accade. Io ho firmato spesso  petizioni a favore di un trattamento più  tollerabile per i maiali o altri animali da macello costretti in spazi angusti e torturati nella loro pur breve vita.

Questo documentario, Primate, rivela quanto certi scienziati escano da ogni  norma etica e diventino più bestie loro delle bestie stesse. La sperimentazione deve servire a salvare vite, non a torturare inutilmente animali.

Se per caso qualcuno lo ritrovasse, potrebbe postarmene il link ?, io certo non vorrei rivederlo, lo ricordo ancora adesso, dopo anni, ma se qualcuno lo vedesse capirebbe cosa intendo dire.

Mentre accarezzo il mio gattino me lo sto immaginando con un buco nel cervello ed una serie di elettrodi infilati dentro……………………. provate ad immaginarvelo…………..
Alice

 

 

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