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la nave dei folli

sgangherata ,  ma non affonda , assomiglia all’Italia ?

La nave dei folli (Das Narren Schiff) è un’opera satirica in tedesco alsaziano, pubblicata nel 1494 a Basilea da Sebastian Brant,[2]. Composta da una serie di 112 satire brevi (con l’aggiunta di due capitoli nell’edizione del 1495), illustrata con xilografie, è degna di nota anche perché molte di esse sono state eseguite da Albrecht Dürer, già attivo a Basilea negli anni precedenti. Buona parte del libro ha un contenuto di critica verso la società dell’epoca. Brant in effetti fustiga con vigore e senza posa la debolezza e i vizi del suo tempo. In tal contesto concepisce “San” Grobian,[3] immaginario patrono della gente volgare e screanzata.

La nave dei folli forse s’ispirava a un motivo frequente nell’arte medievale, segnatamente nella letteratura satirica, giocato su un bisticcio con la parola latina navis, (“barca”), maccheronicamente correlata alla “navata di una chiesa“.

Il tema della follia era un tropo retorico diffuso nel periodo ante-Riforma per giustificare la critica, utilizzato, in particolare, da Erasmo da Rotterdam nel celebre Elogio della follia, così come Martin Lutero in Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca. I “pazzi di corte” (giullari e simili) erano autorizzati a dire quasi tutto quello che volevano.

 

 

 

la nave dei folli

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