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SVIZZERA AGLI SVIZZERI

svizzero

Gli Svizzeri non hanno ancora imparato cos’è la globalizzazione, a parte quella bancaria !
Alice

Martedì 26 aprile 2011

LA DEMOCRAZIA SVIZZERA VIZI E VIRTÙ DEI REFERENDUM

scrive: che la Svizzera è «uno straordinario modello di ordinamenti civili». C’è tuttavia un aspetto che, secondo me, ha sempre suscitato qualche riserva. Riguarda la stessa concezione della democrazia referendaria quale responsabile deriva verso una sorta di democrazia incompiuta. Il frequente ricorso a questo strumento di misurazione del consenso popolare ha creato nel tempo una consistente area di astensione, ormai assestatasi, fra gli elettori, al punto che è diventata rarissima una partecipazione che superi il 50% degli aventi diritto al voto. Il risultato è che qualsiasi consultazione elettorale «passa» con una percentuale di voti che in genere si colloca fra il 30 e il 35% degli elettori. Il che significa che, anche per le questioni di grande importanza, le decisioni vengono assunte da una netta minoranza della popolazione (che forse è sempre la stessa), mentre la maggioranza sta a guardare o è contenta così.
Lorenzo Milanesi
LA DEMOCRAZIA SVIZZERA VIZI E VIRTÙ DEI REFERENDUM Caro Milanesi, Non credo che l’assenteismo sia sempre e necessariamente un indice di scarsa democrazia. In un Paese dove si ricorre frequentemente ai referendum non tutti i cittadini possono essere egualmente interessati dalla questione che è materia di voto. Ciò che dovrebbe maggiormente colpirci nei referendum svizzeri non è la bassa percentuale dei votanti, ma la manifestazione d’implicita fiducia con cui i cittadini privi di una specifica opinione delegano agli altri il compito di decidere se una legge dello Stato debba essere conservata o abrogata. Gli effetti negativi di un eccessivo ricorso ai referendum sono, caso mai, altri. Se il popolo boccia una legge voluta dall’esecutivo e approvata dal legislativo, il suo è in realtà un voto di sfiducia e potrebbe giustificare in alcuni casi le dimissioni del governo o il ricorso alle elezioni nazionali. È questa una delle ragioni per cui la Svizzera ha avuto per molto tempo governi consociativi in cui erano presenti tutti i maggiori partiti nazionali. Grazie a questa «formula magica», come è stata definita, le leggi sono spesso il minimo comune denominatore dell’opinione nazionale e hanno maggiori possibilità di resistere al malumore dei cittadini. Ma sono anche, necessariamente, leggi prudenti che cambiano lentamente le abitudini del Paese e possono ostacolare quegli adattamenti ai tempi e alla modernità che sono in alcune circostanze indispensabili. Aggiungo che accanto a un esecutivo particolarmente prudente ed esitante esiste in Svizzera un «potere forte», rappresentato dalle banche, che può in alcuni casi imporre la propria volontà. Mi chiedo quindi se la Svizzera non abbia bisogno di una riforma costituzionale che affronti, tra l’altro, anche il problema della neutralità. Ma mi chiedo altresì se questi consigli possano esserle dati da un Paese che in materia di debolezza governativa e procrastinazioni non è secondo a nessuno.
Sergio Romano

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