M5s partito o setta?

m5s è una setta
http://miccolismauro.wordpress.com/2012/06/04/il-movimento-5-stelle-sembra-una-setta/

Movimento 5 stelle: un partito o una setta?

Gestione dittatoriale. Divieto di dissenso. E il duo Grillo-Casaleggio sempre più entità metafisica. Così l’M5s sta perdendo il senso della realtà. E il contatto con i suoi elettori.

di Paolo Madron

editoriale
Beppe Grillo.

(© Ansa) Beppe Grillo.

Lo sforzo a mostrarsi coesi è encomiabile, lo spirito di appartenenza pure. Ma oramai le crepe che segnano il monolitismo del Movimento 5 stelle sono talmente evidenti che gli stessi protagonisti farebbero male a ignorarle. Il dissidio sulla Bossi-Fini è solo l’ultimo di tanti esempi in cui i grillini si sono spaccati al loro interno, evidenziando i limiti di un’impostazione verticista ed eterodiretta con i loro padri fondatori. IL PROGRAMMA, TOTEM INTOCCABILE. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio fuori dal parlamento sembrano entità metafisiche cui gli adepti di rivolgono in absentia, numi tutelari della purezza di un programma votato dalla Rete e perciò impermeabile ai cambiamenti della realtà. Un totem intoccabile, un dogma calato dall’alto che, per esempio, fa dire di fronte alla tragedia di Lampedusa che l’abolizione del reato di clandestinità non ne faceva parte. E dunque è fuori anche da ogni possibile discussione, per non dire correzione. Come se la realtà non procedesse per metamorfosi e discontinuità che anche il miglior programma non può pensare di contenere, se non evolvendo. Sono bastati sette mesi di vita parlamentare, esternazioni e comportamenti per mostrare tutti i limiti dell’orgogliosa diversità conclamata dai “cittadini”, il loro procedere per slogan e frasi fatte che spesso hanno finito per inficiare la bontà delle intenzioni. SI RICALCANO GLI STEREOTIPI LEGHISTI. Così, alla prova dei fatti, M5s si è ritrovato a ricalcare molti degli stereotipi leghisti, che con il definire tutti «ladri» gli inquilini del parlamento fa il palio con il cappio al collo sventolato dal deputato leghista ai tempi di Mani pulite. E si è visto poi più avanti quanto il Carroccio non avesse le credenziali per quel plateale chiamarsi fuori. Un movimento politico, se aspira a essere tale, dovrebbe rifuggire la tentazione di trincerarsi dietro il moralismo di bandiera. Lo sanno bene gli stessi militanti, che vivono sulla loro pelle un’insanabile contraddizione. Da una parte il desiderio di fare politica, anche a costo di trovare dei punti di contatto con gli avversari di quello che Grillo chiama il Pdmenoelle. Dall’altro il dover obbedire al rigido diktat del comico che non tollera deviazioni alla linea, anche quando sarebbe il corso degli eventi a giustificarle. E si appella alla Rete, ovvero a una realtà virtuale e immanente, come suprema istanza giudicante. SUPINI ALLA VOLONTÀ DEL CAPO. Tanto valeva, allora, rifiutare le istituzioni in blocco, ivi compreso quel parlamento dove i grillini siedono numerosi con lo sguardo costantemente rivolto al di fuori, pronti a recepire le volontà del capo. Tanto valeva restare movimento, se la forma partito e i luoghi scelti a rappresentarla sono delegittimati al punto che decide tutto uno che sta altrove, e la Rete è sovrana più di quanto non lo possa essere la dialettica tra i gruppi. Se l’impostazione è dogmatica, la critica non è consentita, e gli amici sono sempre passibili di trasformarsi in nemici o infiltrati. Il risultato è una gestione dittatoriale e un generale clima di sospetto che ingiustamente, visto anche lo spessore di alcune individualità, trasforma sempre di più il movimento in una setta.

Sabato, 12 Ottobre 2013

Lettera 43

alice · giovedì, 27 febbraio 2014, 9:43 pm

sulla Sette l’intelligentissimo Travaglio robespierro commette l’ennesimo autogoal di arrogante superbia, ha appena detto che l’espulsione è una cosa comune in tutti i partiti, citando Berlusconi e Fini, per esempio e numerosi altri, naturalmente citando il pd come fonte di nequizia espulsiva, ma non si rende conto che il movimiento non è un vecchio partito, ma un gruppo nuovissimo di cittadini che volevano eliminare i metodi dei vecchi partiti e distruggerli perché sono marci, ( magari imitandoli )?

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Una risposta a “M5s partito o setta?

  1. Pingback: L’arroganza e il bigottismo delle sette religiose e /o politiche di ogni religione ed etnia | nopenguinsincalifornia

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