Graffiti , arte e disperazione.

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Qual è il primo cartello stradale dove mettereste per rabbia il vostro nome pasticciando il cartello se in un paese non vi volessero ? Forse un divieto di accesso ?

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Keith Haring , grande writer e pittore poi, morto giovanissimo

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Contemporary Art Auction
Jean Michel Basquiat , grande writer e pittore, morto giovanissimo

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suburban leftovers on an ancient villa

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suburban leftovers

Abito in provincia di Milano in uno di quei paesotti della cintura suburbana che hanno visto negli anni 60 esplodere industria ed edilizia selvaggia e aumentare con l’immigrazione prima veneta e bergamasca e poi meridionale la popolazione di  più  di dieci volte in una cinquantina d’anni.

I segni del degrado e della speculazione edilizia sono evidentissimi, molto più che in comuni relativamente più lontani dalla città .

Adesso si è aggiunta anche l’immigrazione straniera , ancora più disperata di quella interna e la crisi economica picchia duro su tutti i ceti meno abbienti , soprattutto sui giovani.

Nei primi anni 70 ebbi la fortuna di avere una borsa di studio come visiting scholar alla Columbia University di New York e mi trovai da piccola borghese campagnola a vedere cose mai viste , la  miseria indescrivibile dei ghetti e di alcuni quartieri suburbani e l’arrogante ricchezza dei quartieri di lusso e vidi per la prima volta in vita mia dei graffiti un po’ dappertutto, soprattutto sulle metropolitane, ricordo ancora interi vagoni ricoperti di graffiti enormi e coloratissimi che rappresentavano un nome, avevo l’impressione che la rabbia, la frustrazione e la disperazione dei  poveracci , di qualunque colore fossero , emergesse da quei caratteri cubitali con l’energia vitale di un urlo ,  l’affermazione di quell’ esisto anch’io ,  vedete? ci sono anche io , guardate il mio nome, guardatemi, ci sono !

Con l’esportazione della cultura afro americana e latina in Europa attraverso la musica e gli stili di vita che , maledetta crisi, si sono globalizzati, facendo aumentare sempre più il gap sociale ed economico tra i vari gruppi e tra le varie classi sociali, i graffiti sono arrivati anche da noi.   Grandi artisti, soprattutto americani, li hanno anche esportati in tutto il mondo come  forma d’arte e la cultura del graffito, quella che io chiamo la cultura del ci sono anch’io, guardatemi, vedetemi , si è diffusa ovunque nelle città soprattutto e si sta sempre più diffondendo anche nelle nostre periferie, trasportata dai migranti e seguita dai giovani italiani che si sentono estranei ad una società che pare averli abbandonati a se stessi privandoli di certezze di cui le generazioni precedenti avevano goduto.

Nei miei paraggi difficilmente si trovano dei bei graffiti ben articolati , molti sono vecchi e scrostati , per lo più ci sono i nuovi graffiti occasionali, sempre più disperati , sempre di più autoreferenziali e senza alcun contatto con il resto del mondo e staccati da una idea sociale qualunque. Sono spesso grida di pura disperazione , disprezzo e odio per ogni struttura pubblica , cimiteri inclusi , cartelli stradali inclusi , piccoli atti di vandalismo inclusi , uno spettacolo triste che è giusto documentare nei suoi vari aspetti .

Mi rende gioiosa vedere dei graffiti che propongono un’idea , magari non limitata solamente al sé , ma dove vivo io sono rarissimi.

Per lo più sono scarabocchi senza costrutto , prevale la parte non costruttiva , quella della rivolta , non quella della proposta di qualcosa di creativo o di diverso o di nuovo. Così ogni volta cerco di fotografarli , anche per cercare di capire quello che sta succedendo.

Non sarebbe male che i vari comuni dell’hinterland milanese analizzassero questo fenomeno, invece che ridipingere i muri , magari dando il permesso , come è accaduto talvolta, di sfogarsi liberamente su qualche muro o edificio ai writers  , quelli meno improvvisati .

Minacciare multe e galera non mi pare il metodo migliore. Una cosa è certa, negli ultimi pochi anni il fenomeno in provincia è aumentato enormemente , è  un fenomeno da tenere d’occhio.

Io intanto fotografo ogni graffito degno di nota, talvolta anche quelli che ritengo semplice voglia di asserzione imbrattante.

 

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2 risposte a “Graffiti , arte e disperazione.

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