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Che fine ha fatto il neofemminismo di dieci anni fa?

era da tempo che volevo ragionarci sopra , meno male che c’è qualcuno che incomincia di nuovo un discorso rimasto in sospeso

D I S . A M B . I G U A N D O

se-non-ora-quando

Venerdì 8 marzo è uscito sul Fatto Quotidiano questa mia riflessione, che ripropongo ora perché di alcuni problemi non bisogna parlare solo in occasione dell’8 marzo, ma tutti i giorni:

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come vivevano le donne italiane durante il fascismo

breve storia di come si viveva sotto il fascismo , partiamo dalle donne, quante donne di oggi sarebbero felici di vivere come si viveva sotto il fascismo ? le stesse donne che ritengono che le donne musulmane vivano sottomesse farebbero bene a leggersi questi dati storici , ma forse molte sarebbero felici di vivere così , anche le grilline che non voteranno la legge contro l’apologia del fascismo.

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenzadonne1.htm

L’esclusione delle donne nella società fascista

 

Per consolidare il proprio regime improntato sull’autoritarismo, Mussolini adottò una politica anti-femminista, che impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga e facendo così della maternità, oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato.

Le donne, intese come portatrici di interessi privati (familiari) furono così escluse da tutto ciò, che aveva attinenza con la sfera pubblica; anche la questione demografica fu affrontata in nome del superiore interesse dello Stato, in termini di quantità, anziché di qualità.

Allo scopo di incrementare le nascite, lo Stato fascista vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto, nonché qualsiasi forma di educazione sessuale.

Come si è accennato, ogni aspetto della vita delle donne fu subordinato agli interessi dello Stato, al punto da negare, in assoluto, ogni forma di emancipazione femminile.

Le femministe storiche, in testa alle quali si ricorda Anna Kuliscioff, per la sua coraggiosa battaglia, a favore dell’estensione del voto alle donne, dopo la sconfitta del 1925, furono costrette a volgere il loro impegno nel volontariato sociale o nell’attivismo culturale, ma con crescenti ostacoli e limitazioni.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice Pisanelli, improntato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione, di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensione di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Anche la Chiesa, ostile all’emancipazione femminile, attraverso l’enciclica papale Arcanum del 1880, esaltò il ruolo della maternità e dei valori della famiglia, contrapponendoli alla modernità, portatrice di corruzione dei costumi.

Dal 1926, con la soppressione di tutti i partiti politici, fenomeno che imbavagliò la stampa nonché l’attivismo femminista delle socialiste e delle giovani militanti del P.C.I., il regime riconobbe solo due movimenti femminili: quello fascista, che venne incoraggiato e quello cattolico, che fu tollerato.

“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”. Così si legge in un manuale di igiene, divulgato dal regime alla fine degli anni ’30.

Non a caso, tra i fasti imperialisti del ventennio, si annoverano le cerimonie presiedute dal Duce, con le quali li madri più prolifiche ottenevano riconoscimenti ufficiali e privilegi.

Nel suo romanzo Pane Nero, Miriam Mafai evidenzia come la politica fascista e l’ideologia cattolica “si intrecciano e si sostengono a vicenda, imponendo alla donna un destino tutto biologico” e la sua subalternità nella famiglia e nella società.

Fra le prime misure pro-nataliste, introdotte dal regime, peraltro con evidenti intenti punitivi, ricordiamo la c.d. tassa sul celibato (D. L. 2132 del 19/12/1926), che da molte donne fu considerata come l’unico provvedimento normativo, a sfavore dell’uomo.

La funzione procreativa femminile, come si è preannunciato, determinò un progressivo allontanamento della donna dalla sfera pubblica.

La riforma della scuola fascista, che ai giorni nostri è ricordata ancora con il nome del suo promotore, Giovanni Gentile, Ministro dell’Educazione Nazionale (1922-1924) fu improntata su due precisi obiettivi: inculcare nei giovani l’ideologia dello stato fascista e selezionare e promuovere solo l’elite, in modo da far accedere all’istruzione secondaria e all’Università, un numero ristretto di studenti, provenienti dalle famiglie più agiate. La riforma Gentile era “dichiaratamente anti-femminile”, come sottolinea la storica Victoria De Grazia in Le donne del regime fascista: “per essere pregiata, rispettata, esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità”.

Negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice, la riforma della scuola, operata da Gentile, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante.

L’insegnamento di molte materie fu precluso alle donne: esse non poterono accedere ai concorsi pubblici per insegnare nei licei lettere, latino, greco, storia e filosofia o per insegnare italiano negli istituti tecnici.

Un Decreto Legge del 05/09/1938, infine imponendo una riduzione al 5% del personale femminile, impiegato nella Pubblica Amministrazione, rappresentò il culmine della discriminazione sessuale.

Poiché le opportunità occupazionali per le donne, andarono drasticamente riducendosi, sino allo scoppio del secondo conflitto bellico, ogni ragazza non riceveva incoraggiamenti a proseguire gli studi.

La controtendenza al fenomeno del calo occupazionale femminile iniziò a manifestarsi nel 1940 e ad accentuarsi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, perché giovani e meno giovani furono chiamati alle armi e i loro posti di lavoro furono così ricoperti da mogli, sorelle e donne che si ritrovarono, all’improvviso, nella necessità di provvedere al sostentamento di famiglie con prole numerosa e private del capo-famiglia.

(a cura di Katia Romagnoli)

le donne ai tempi del duce , il ritorno ?

Come vivevano le donne nel periodo fascista , bei ricordi che tanto piacciono ai vari trumputiniani Meloni , Salvini e grillini.
Meditiamo un attimo su quello che sta succedendo nel pianeta riguardo alle donne occidentali …

mi sto sempre più convincendo che saranno le donne intelligenti consapevoli e indipendenti a trovare il modo di contrastare l’ondata di destra che sta invadendo il pianeta, le avvisaglie di un ritorno al bieco passato presessantottino in ambito europeo sono dimostrate dalla recente legge russa sulla violenza in famiglia o il ritorno antiabortista americano e l’atteggiamento maschilista di Trump , la LEGISLAZIONE DI OGNI DESTRA MONDIALE E ‘ ISPIRATA AL CONDIZIONAMENTO DELLE DONNE RISPETTO AI MASCHI , mentre le destre attaccano i musulmani per la sottomissione che impongono alle donne si sta cercando di imitarli , gli occidentali stanno ritornando ad una cultura prettamente maschilista .
Salvini , Meloni e grillini , non rompeteci i maroni !!!!

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenzadonne1.htm

L’esclusione delle donne nella società fascista

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Per consolidare il proprio regime improntato sull’autoritarismo, Mussolini adottò una politica anti-femminista, che impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga e facendo così della maternità, oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato.

Le donne, intese come portatrici di interessi privati (familiari) furono così escluse da tutto ciò, che aveva attinenza con la sfera pubblica; anche la questione demografica fu affrontata in nome del superiore interesse dello Stato, in termini di quantità, anziché di qualità.

Allo scopo di incrementare le nascite, lo Stato fascista vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto, nonché qualsiasi forma di educazione sessuale.

Come si è accennato, ogni aspetto della vita delle donne fu subordinato agli interessi dello Stato, al punto da negare, in assoluto, ogni forma di emancipazione femminile.

Le femministe storiche, in testa alle quali si ricorda Anna Kuliscioff, per la sua coraggiosa battaglia, a favore dell’estensione del voto alle donne, dopo la sconfitta del 1925, furono costrette a volgere il loro impegno nel volontariato sociale o nell’attivismo culturale, ma con crescenti ostacoli e limitazioni.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice Pisanelli, improntato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione, di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensione di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Anche la Chiesa, ostile all’emancipazione femminile, attraverso l’enciclica papale Arcanum del 1880, esaltò il ruolo della maternità e dei valori della famiglia, contrapponendoli alla modernità, portatrice di corruzione dei costumi.

Dal 1926, con la soppressione di tutti i partiti politici, fenomeno che imbavagliò la stampa nonché l’attivismo femminista delle socialiste e delle giovani militanti del P.C.I., il regime riconobbe solo due movimenti femminili: quello fascista, che venne incoraggiato e quello cattolico, che fu tollerato.

“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”. Così si legge in un manuale di igiene, divulgato dal regime alla fine degli anni ’30.

Non a caso, tra i fasti imperialisti del ventennio, si annoverano le cerimonie presiedute dal Duce, con le quali li madri più prolifiche ottenevano riconoscimenti ufficiali e privilegi.

Nel suo romanzo Pane Nero, Miriam Mafai evidenzia come la politica fascista e l’ideologia cattolica “si intrecciano e si sostengono a vicenda, imponendo alla donna un destino tutto biologico” e la sua subalternità nella famiglia e nella società.

Fra le prime misure pro-nataliste, introdotte dal regime, peraltro con evidenti intenti punitivi, ricordiamo la c.d. tassa sul celibato (D. L. 2132 del 19/12/1926), che da molte donne fu considerata come l’unico provvedimento normativo, a sfavore dell’uomo.

La funzione procreativa femminile, come si è preannunciato, determinò un progressivo allontanamento della donna dalla sfera pubblica.

La riforma della scuola fascista, che ai giorni nostri è ricordata ancora con il nome del suo promotore, Giovanni Gentile, Ministro dell’Educazione Nazionale (1922-1924) fu improntata su due precisi obiettivi: inculcare nei giovani l’ideologia dello stato fascista e selezionare e promuovere solo l’elite, in modo da far accedere all’istruzione secondaria e all’Università, un numero ristretto di studenti, provenienti dalle famiglie più agiate. La riforma Gentile era “dichiaratamente anti-femminile”, come sottolinea la storica Victoria De Grazia in Le donne del regime fascista: “per essere pregiata, rispettata, esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità”.

Negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice, la riforma della scuola, operata da Gentile, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante.

L’insegnamento di molte materie fu precluso alle donne: esse non poterono accedere ai concorsi pubblici per insegnare nei licei lettere, latino, greco, storia e filosofia o per insegnare italiano negli istituti tecnici.

Un Decreto Legge del 05/09/1938, infine imponendo una riduzione al 5% del personale femminile, impiegato nella Pubblica Amministrazione, rappresentò il culmine della discriminazione sessuale.

Poiché le opportunità occupazionali per le donne, andarono drasticamente riducendosi, sino allo scoppio del secondo conflitto bellico, ogni ragazza non riceveva incoraggiamenti a proseguire gli studi.

La controtendenza al fenomeno del calo occupazionale femminile iniziò a manifestarsi nel 1940 e ad accentuarsi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, perché giovani e meno giovani furono chiamati alle armi e i loro posti di lavoro furono così ricoperti da mogli, sorelle e donne che si ritrovarono, all’improvviso, nella necessità di provvedere al sostentamento di famiglie con prole numerosa e private del capo-famiglia.

(a cura di Katia Romagnoli)

8 marzo , rispetto e dignità

1-DSC_4826 Woman's day - fiori l'8 marzo, rispetto e dignità ogni giorno

 

non mi pare il caso di spiegare perché l’8 marzo deve essere tutti i giorni , fiori oggi sì , perché no ? è la giornata mondiale della donna  , ma soprattutto  e tutti i santi giorni

rispetto e dignità

per le donne di qualunque colore, razza, ceto sociale e religione

perchè detesto i tacchi troppo alti

DSC_7263 Fetish, sexy for men, business for orthopaedists, pain for women who are silly enough to torture themselves , I hate high heels. (Shopwindow detail in a shopping centre)  enough with this barbarous fashion !!!!!

Collage43 consumer's obsessions , enough with fashion mind conditioning

http://www.cibo360.it/cibo_salute/ortopedia/tacchi_alti_postura.htm

in realtà l’immagine della donna emersa dopo anni di berlusconismo è di un essere unicamente al servizio delle brame maschili, da cui …tacchi altissimi e tette e culetti de fora all the time, purtroppo, come si può anche vedere dalle foto di certe signore che su Flickr postano immagini di donne solo di questo tipo, molte donne hanno introitato e credono a questa immagine , ormai globalizzata , entrata attraverso la pubblicità anche nell’anima occidentale come un veleno che appare di basso dosaggio , ma in realtà è un ritorno all’immagine della donna come funzionale al maschio , tipica per altro un po’ di tutte le culture , anche se viene denunciata solo per quella islamica , naturalmente. Lì di sicuro non è molto una questione di scelta , ma il risultato oggettivo è molto simile. Tacchi altissimi e chador per me sono la stessa cosa , non ti permettono come donna di correre e scappare se ti va di farlo ! parlando per metafore , naturalmente.  Quando poi  sono  una scelta, quanto questa  scelta è influenzata dal gusto maschile ? dalla voglia di piacere al maschio ? dalla voglia di seguire la moda ? dall’imposizione che passa dai mass media alla rete  di una cultura che vuole la donna come un oggetto di piacere ? Secondo me  le conquiste delle donne dal 68 in poi sono state in molti casi vanificate  da una bolsa rivalsa del macho di tipo berlusconiano….. sentirsi dire da una donna che senza i tacchi alti non si sentiva ” femminile ” mi ha davvero mandato su tutte le furie ! C’è una pubblicità stupidissima di un deodorante che appare sempre tutte le sere on tv, in questo giugno 2015,  una donna giovane e bella, pimpantissima, con gonna sexy con apertura davanti, bambino in braccio e nell’altra mano una borsa della spesa , tacchi altissimi , che suggerisce  al marito abbattuto per la stanchezza sul divano di usare come lei un certo deodorante………… roba da alto medioevo culturale………… lei fresca, disponibile e bella nonostante la casa , il bambino, le faccende di casa e magari anche un lavoro, sempre impeccabile ed energica e magari anche sessualmente pronta , un’immagine da suggerire a tutte le donne, naturalmente ! Insomma, vogliamo essere donne e uomini o manichini ?

204 massification, dummies, no heads, unnecessary , modern times ? the times, they ain't a'changing

DSC_4563 rather fetish shopwindow, Milano, Fashion 'quadrilatero' , Flickr walk

Le quote rosa: un male necessario

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Semplicemente condivido questo vecchio articolo e vista la situazione attuale , dopo l’abuso del corpo delle donne di epoca berlusconiana , sarebbe ora di dire, se non ora quando ?
ps
alice · mercoledì, 12 marzo 2014, 3:02 pm

93,7 UOMINI OGNI 100 DONNE In Italia, al 9 ottobre 2011, ci sono 93,7 uomini ogni 100 donne. ( Dati Istat del 2011 )

Donne molte più degli uomini e non rappresentate da donne in Parlamento.

D I S . A M B . I G U A N D O

Dieci anni fa non mi sarei mai sognata di sostenere le cosiddette «quote rosa» nelle aziende, nelle istituzioni, in politica: una percentuale obbligata di posti destinati alle donne.

Mi sarei infatti opposta – anche arrabbiandomi – con argomenti del tipo:«Macché, scherziamo? Le donne non sono una specie protetta. Non si sceglie una persona per un incarico, una professione, un ruolo di potere, per ragioni legate al genere sessuale, all’età, all’etnia, alla provenienza geografica. La si sceglie per ciò che sa fare, ciò che ha studiato, e per le sue capacità personali in relazione a quel ruolo. Istituire corsie preferenziali per le donne equivale ad ammettere in azienda, in politica, nella pubblica amministrazione anche persone incapaci, purché donne».

Anche oggi la penso così. Ma, data la situazione di grave disparità di genere che affligge il paese, penso che le quote rosa siano un male necessario. Perché la percentuale di

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Immagine

8 marzo nel mio giardino , il miracolo delle mimose fiorite

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anche ai gatti piacciono le mimose , ne annusano l’odore con molto piacere
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la mia micia Alice ne va pazza, come me

8 marzo nel mio giardino , il miracolo delle mimose fiorite

un augurio a tutte le donne , che la parità di genere trionfi in tutto il mondo, sarà dura, ma sperare non nuoce , intanto muoviamoci almeno noi in questo senso

Governo Renzi: il gender gap tra le donne dentro al Palazzo e quelle fuori

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Dal Fatto Quotidiano del 23 febbraio 2014

Ci sono donne e donne. Quelle che siedono nel Palazzi della politica e quelle che stanno  fuori. Il primo governo Renzi ha otto ministre e otto ministri ma nessun ministero perpolitiche di genere e pari opportunità, come era stato richiesto fortemente dalle donne che stanno  fuori dai Palazzi, quelle dei  movimenti e delle associazioni che con le discriminazioni di genere  fanno i conti tutti i giorni.

Alle donne in carica nell’Esecutivo, il neo-presidente del consiglio Matteo Renzi ha offerto le pari opportunità delle ‘quote rosa‘ ma che cosa farà il suo governo per le donne fuori dal Palazzo? In una situazione drammatica per le donne, particolarmente colpite dalla crisi economica e culturale, non è apprezzabile la scelta di prescindere da un ministero dedicato alle politiche di genere con finanziamenti da investire in interventi politici efficaci. La violenza…

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Messora asino ragliante ?

http://www.senzabarcode.it/2014/02/messora-insulta-laura-boldrini/
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Il commento di Messora mi ricorda certi commenti  persecutori nei miei confronti o in quelli di altri nick femminili nel blog di Lerner , commenti che fanno riferimento alla bellezza o bruttezza, all’appeal sessuale , all’intelligenza in quanto femmina , alle  attitudini sessuali , perfino al lavoro precedente il pensionamento etc etc.

Mi pare evidente che certi commenti , benchè tu sia conosciuta solamente come nick, sono denigratori di te come donna e come persona , il che rende i personaggi che si abbandonano alle loro fantasie machiste dei personaggi pateticamente assimilabili a degli asini raglianti , senza offesa per gli asini. Purtroppo l’asino nella tradizione culturale  italiana non pare sinonimo di straordinaria intelligenza ! Ma l’ipocrisia dei Messora che poi tolgono i tweet, quella è umana e certo che lo è ! Non saprei trovare in natura animali ipocriti come gli uomini.

L’arroganza di certi commenti fa pensare che certi machos attribuiscano al loro pisello la loro certezza di essere comunque migliori fisicamente, intellettualmente, sessualmente di una donna qualunque che si permetta di osteggiarli o di rispondere alle loro ripetute e volgari istanze.

Il clima è bipartisan in tutti i sensi, se è per quello, chiunque non sia d’accordo con te, maschio o femmina , di destra o di sinistra , ti insulta per le tue capacità in quanto donna , per le tue fattezze fisiche, per altro sconosciute , quando non concorda con le tue idee.

La solidarietà tra donne è assolutamente esclusa e i colpi bassi  sono la norma, nascondendosi dietro a nick fantasiosi o assolutamente già espliciti  nel loro contenuto sessista.

Ieri nel post di Lerner su Boldrini, tanti nicks erano già un insulto alla presidente della camera, senza nemmeno un riscontro alla motivazione eventuale , bavosa volgarità gratuita , la più insensata, la più pericolosa , la più sessista e machista, ripetuta ancora oggi ossessivamente dal bacarozzo intellettuale Messora.

Giustamente i luoghi comuni sono , oltre il sesso, il paragone con animali, quello che io stessa ho fatto poco fa, per esempio.

Ecco, paragonare le persone ad animali è un risalire alla memoria storica collettiva di un paese , alla sua cultura , in qualche modo una donna che ti pare insipida e stupida è una gallina , o un’oca , d’altra parte un uomo che sembra interessato ad insultare una donna usando termini sessuali negativi è invece un maiale o un verme, chi usa espressioni che denotano la loro ignoranza è un asino , il web semplifica il linguaggio e con esso anche l’umanità delle persone, quella che è meglio non mostrare , perché sembra che siano tutti lì a cercare il momento di debolezza, che è la tua sensibilità umana, per ferire e offendere.

Dietro l’anonimato dei nicks  si celano repressione , mancanza di integrazione sociale, profondo desiderio di vendetta , insicurezza , pura cafonaggine , ma anche mistificazione politica, influencers più o meno  a pagamento di una parte o dell’altra, faziosità politica più o meno esplicitamente dichiarata, ma soprattutto, devo proprio, dirlo, una grande vigliaccheria  collettiva , a cui ci si deve adeguare pur di poter esprimere la propria opinione.

Il ricatto del web è che se ti vuoi esprimere devi stare in qualche modo al gioco , meglio dicendolo ogni tanto, giusto per onestà.

E’ assolutamente escluso dunque che senza vedere le facce e le espressioni di chi ci confronta il web sia umanamente un luogo di crescita , la mia sensazione personale è che sia un luogo di regressione elementare  e chi crede di far politica principalmente con il web commette un errore imperdonabile e chi crede che il futuro della politica e della socialità possa essere il web commette un errore che costerà molto alle future generazioni.

Daverio ha ragione da vendere su Gaia.

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Donne e menopausa

Donne e menopausa

Questo libro mi ha aiutato moltissimo, a suo tempo, visto che ora il problema è superato, a capire il mutamento che stava avvenendo in me, ad accettarlo come hanno fatto miliardi di donne nei secoli e a non abbandonarmi alla medicina  feroce con le donne che prevedeva per me un futuro di assuefazione chimica.

Seguite il mio consiglio, tenetevi le scalmane e state lontane dalla medicina  chimica. Usate i bei vecchi rimedi della nonna, Magari qualche tumore al seno di meno farà calare le statistiche e la vendita di chemioterapici …….  lo dico anche alle donne giovani che non ci stanno pensando nemmeno, godetevi gli ormoni e quando non ne avrete quasi più allertate la fantasia .

Dalla menopausa mi  è  venuta una grande passione per i ventagli ! Ormai dai ventagli utili sono passata a quelli da collezione,  rigorosamente in bacheca !

Lo so che vado a toccare un tabù, ma per favore, prima di imbottirvi di medicinali, leggete questo libro.

Alice

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LE STREGHE SIAMO NOI

LE STREGHE SIAMO NOI

Questo piccolo libro ce l’ho da una trentina di anni in un cassetto, è un pò sbiadito nella copertina , ma è uno di quei testi che fanno capire alle donne che tipo di rapporto si è sviluppato tra uomini e donne su un tema attuale e spinoso , il rapporto tra medicina e potere.  Alice

 

La custodia del corpo delle donne da parte degli uomini è sempre stato nel corso della storia delle società patriarcali, un formidabile strumento di sopraffazione e di controllo sociale. Ancora oggi le donne dipendono sostanzialmente dalla medicina ufficiale per tutto ciò che riguarda il controllo sulla loro vita riproduttiva: dalla procreazione alla medicalizzazione del parto.

Le streghe guaritrici nella medicina

Segreti e virtù delle piante medicinali

Dai resoconti dei processi per stregoneria del ‘500 si evidenzia, nell’attività delle cosiddette streghe, la pratica della magia e della medicina.
In molti casi, quindi, la strega è una guaritrice condannata semplicemente perché opera fuori e contro l’autorità laica e religiosa; infatti esse venivano condannate per eresia e non per accertata pericolosità delle loro ricette.
In quei tempi curare le malattie che la medicina ufficiale non riusciva a sanare significava entrare nel campo del sovrannaturale e quindi peccare di eresia.

In realtà il saper conoscere, trasformare ed impiegare le erbe medicinali conferiva alle streghe un potere che sia la Chiesa sia lo Stato intendevano contrastare.
Le streghe conoscevano bene l’impiego terapeutico delle piante medicinali, infatti illustri botanici come il Mattioli e il Durante confermano le proprietà di determinate piante usate nelle loro preparazioni.

donna_erbe

 

Spesso all’uso delle piante si accompagnava anche quello degli animali o di…

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Stalking contro le donne in Internet

Dal Blog di Gad Lerner

alice · venerdì, 17 gennaio 2014, 1:14 am

Come diceva John Lennon:    Woman is the Nigger of the World

DA : IL POST

Da leggere integralmente, è lunghissimo

Internet è un brutto posto per le donne?

Un lungo articolo racconta cosa succede a «qualsiasi donna con una connessione a Internet», con conseguenze più gravi di quanto si pensi, e senza che possano fare molto

15 gennaio 2014

I discorsi sugli insulti, le minacce e le aggressioni su Internet sono ricorrenti da mesi in molte parti del mondo, con articoli che interpretano il fenomeno da diversi punti di vista e in diversi modi, offrendo soluzioni e proposte di diverso tipo. C’è una questione però che viene spesso messa da parte, o comunque non trattata con la stessa attenzione: quando il soggetto preso di mira è una donna, l’offesa o la minaccia hanno immediatamente una declinazione di genere. L’occasione del conflitto politico o d’opinione viene colta spesso per esprimere odio misogino e sessista. Un esempio recente e italiano per capire di cosa parliamo: nei commenti al noto post di Beppe Grillo contro la giornalista dell’Unità Maria Novella Oppo – attaccata perché politicamente ostile al Movimento 5 Stelle – si trovavano epiteti come “cessa”, “baldracca”, “racchia”, “ammoscia caz zi”, “cagna”, “zoccola”, “carta da culo”, “troia”, “succhia caz zi” e così via.

Il tema – di cui giornaliste e femministe di tutto il mondo si occupano da tempo con insistenza – è stato recentemente riproposto dalla giornalista statunitense Amanda Hess in un lungo e discusso articolo sul Pacific Standard intitolato: “Perché le donne non sono le benvenute su Internet”. La tesi di fondo la esprime nelle prime cinque righe:

“Ignorate la raffica di minacce violente e messaggi molesti con cui vi confrontate ogni giorno online”. Questo è quello che si dice alle donne che usano la Rete. Ma questi messaggi senza fine sono un attacco alla carriera delle donne, alla loro resistenza psicologica e alla loro libertà di vivere online. Fin qui abbiamo inteso le molestie su Internet in un modo tutto sbagliato……….

prosegue……..

http://www.ilpost.it/2014/01/15/minacce-donne-online/

…………………..

E c’è anche chi sostiene che le molestie online sono il segnale (positivo) di quanto le donne siano arrivate lontano, di quanto siano pubblicate, lette su Internet e dunque influenti………….    prosegue

Link

india degli stupri

india-rape-protest
india degli stupri

il machismo nei blogs

machista
Mi capita di subire insulti pesanti , derisione , volgarità e minacce scrivendo nel blog di Lerner e spesso sono solo le donne, o quelle che si dichiarano tali, a subire questo ignobile destino, qualunque cosa dicano……………….

C’è solo da chiedersi se tutti i machi italiani abbiano le palle solo nei blogs o anche quando massacrano le loro donne a casa loro…………..