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trumpismo = odio

Nikon Tr-  keep calm, I'm just bringing peace to the world!

 

 

questa idea di gestire la politica estera seguendo le sue fisime e i consigli di parenti e amici condurranno il vecchio idiota ad estinguere il pianeta… tra nucleare , intifade e massacri ecologici  sta sollevando vespai in tutto il pianeta , poi invita alla calma , dopo aver fomentato odio e morte , un simile irresponsabile condurrà il suo paese e il resto del pianeta a situazioni di gravissimo pericolo  e lui continua a twittare invece di usare quel poco di cervello che si ritrova…

 

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Papa Francesco contro l’indifferenza

ma che bravo Papa Francesco , un discorso breve e bellissimo, che la dice tutta sulla sua visione del ruolo individuale delle persone nel portare al degrado la città , una volta tanto un papa che dice pane al pane

https://agensir.it/quotidiano/2017/12/8/papa-francesco-a-piazza-di-spagna-no-a-virus-indifferenza-maleducazione-civica-ipocrisia-paura-dello-straniero-rassegnazione-al-degrado/

O Madre, aiuta questa città a sviluppare gli ‘anticorpi’ contro alcuni virus dei nostri tempi”. È l’invocazione della preghiera mariana pronunciata questo pomeriggio dal Papa, nel tradizionale atto di venerazione alla statua dell’Immacolata in piazza di Spagna, a Roma. Nella preghiera, Francesco li elenca tutti questi “virus”, che corrompono la nostra società: “l’indifferenza, che dice: ‘Non mi riguarda’; la maleducazione civica che disprezza il bene comune; la paura del diverso e dello straniero; il conformismo travestito da trasgressione; l’ipocrisia di accusare gli altri, mentre si fanno le stesse cose; la rassegnazione al degrado ambientale ed etico; lo sfruttamento di tanti uomini e donne”

l’Italia è un paese democristiano

l’Italia è un paese democristiano fino al midollo

sto ascoltando il discorso spuntato ultrapopulista e scontato di Berlusconi , ancora a menarsela con euro e il pericolo comunista e pure Renzi ha tirato fuori le sue pallottole spuntate, i soliti 80 euro , le allucinanti promesse di entrambi veramente dovrebbero contrastare i grillini, che fanno altrettante promesse allucinanti, una a caso , il reddito di cittadinanza , una vera miseria di politica che francamente non presenta alcunchè che possa aiutare o favorire la crescita di un paese ormai deresponsabilizzato da leader narcisisti che si presentano con le loro soluzioni spuntate , un paese abituato a promesse di pinocchio e balle spaziali , tasse che devono sparire , piccoli o grandi rimedi che non prendono mai in mano veramente il problema italiano che è la corruzione, il familismo politico e privato, l’evasione ed elusione fiscale, tutti promettono il nulla con contentino per mantenere tutti lo status quo.
Tristemente vedo che nulla mai cambierà perchè gli italiani si accontentano di politici che li esprimono perfettamente, pure quelli che si presentano come arrabbiati rivoluzionari…… Poi tutti vogliono un welfare che permetta a tutti di ciucciare il latte della vacca stato , con qualche soldino elargito e senza pagare tasse e tutto a debito. La nobile arte di arrangiarsi a debito. In realtà l’Italia è un paese democristiano fino al midollo , ipocritamente cattolico , ci si aspetta come sempre , col contentino di qualche soldino , che l’elettore percepisca l’atmosfera democristiana della seconda scarpa che verrà data all’elettore medesimo dopo le elezioni .

a Renzi non interessano le elezioni siciliane ?

sto meditando sulla pochezza di Renzi , ha abbandonato la Sicilia al suo destino , vedendo la mala parata , lo stesso che fece il PD nel 2013 con Ambrosoli alle regionali lombarde, chi abbandona i suoi candidati non può pensare di avere gli elettori dalla sua parte . Maroni vinse con il 42,81 e Ambrosoli perse col 38,24 , senza che il pd muovesse un dito o quasi per promuoverlo.
Renzi è un presuntuoso narcisista come sempre e si prepara ad abbracciare il morto vivente ceronato… che tristezza questo paese di narcisi , non se ne salva uno , tantomeno Grillo che pensa di essere meglio e diverso da questi due….. bisognerebbe far sparire da questo paese gli specchi , metafora di una politica che non cambia mai , democristianamente , perchè l’Italia lo è , nel suo profondo.

Il legame tra cattolicesimo e corruzione

Papa Francesco attaccato dalla frangia nera ultracattolica, come a dire , la chiesa del potere non sulle anime, ma direttamente sui corpi delle persone, quella rappresentata nel parlamento italiano da fascisti , lega e forza Italia , ciellini vari, ultratradizionalisti , antiabortisti , omofobi , contrari a ogni diritto civile , al diritto di scelta sul fine vita , gente che nasconde le schifezze finanziarie e pedofile vaticane , beh questa gentaglia VATIKANA che vuole a tutti costi comandare oltre che le ns coscienze anche le ns azioni, si permette di criticare un papa umano e tollerante , animato dallo spirito del suo ispiratore Francesco , che vede prima le persone dei pregiudizi , accusandolo di essere eretico-

Io auguro a questa gentaglia eretica nei confronti della società e avida di potere e di controllo sulle vite altrui di fare la fine che facevano gli eretici bruciati nei secoli dalla chiesa di potere e ricchezza e vendita di indulgenze per il paradiso che queste persone marce tanto amano , perchè non hanno nulla di umano , vivono solo per il potere , sono dei mostri di inciviltà e ledono per voracia di potere i diritti umani di ciascuno di noi , sono loro gli eretici maledetti.

Alice , 25-09-2017

qui sotto un lungo articolo, ma vale la pena leggerlo

Barbara Befani scrive questo articolo su Micromega , 6 dicembre 2012

bbefaniTransparency International, un’agenzia internazionale che si occupa di lotta alla corruzione, ha appena pubblicato il suo ultimo rapporto annuale, che vede l’Italia scendere di tre posizioni nella classifica dei paesi meno corrotti del mondo e assestarsi al 72esimo posto, insieme alla Tunisia. Dalla mappa si vede chiaramente come l’Italia sia il paese più corrotto dell’Europa occidentale [1], insieme alla Grecia; e anche, più in generale, del mondo occidentale, se escludiamo alcuni paesi dell’America Latina. Un dato chiaro che emerge dall’analisi è che i paesi storicamente cattolici sono invariabilmente più corrotti di quelli storicamente protestanti: l’America del Sud è (molto) più corrotta dell’America del Nord; e Italia, Portogallo, Spagna, Austria, Irlanda e Francia (rispettivamente n. 72, 33, 30, 25, 25 e 22) sono più corrotte di Olanda, Norvegia, Svizzera, Svezia, Finlandia e Danimarca (rispettivamente n. 9, 7, 6, 4, 1 e 1). Se confrontiamo paesi simili, che hanno pezzi di storia in comune, notiamo che i paesi di tradizione fortemente cattolica sono sistematicamente più corrotti dei paesi a tradizione mista: l’Austria è più corrotta della Germania, il Belgio è più corrotto dell’Olanda, l’Irlanda è più corrotta del Regno Unito, la Spagna della Francia.

L’argomento sollevato da alcuni “tutto è correlato con la performance economica”, più che togliere responsabilità alla tradizione religiosa, rafforza l’importanza della corruzione nella performance economica, e conferma un legame che illustri studiosi (tra cui Max Weber e Lawrence Harrison) dimostrano da secoli: quello tra forme di cristianesimo e, appunto, performance economica. Le tesi degli studiosi legano invariabilmente il cattolicesimo a economie più deboli, e il protestantesimo a economie più forti. Ma il punto qui non è trovare l’influenza di una singola causa, sia essa corruzione o tradizione religiosa, ma osservare come tutti questi fattori vadano a braccetto, siano in qualche modo connessi e correlati. E mentre le tradizioni protestanti sono associate a bassa corruzione e alta crescita economica, le tradizioni cattoliche sono associate ad alta corruzione e bassa crescita economica.

Il legame tra forma di cristianesimo e prevalenza di corruzione non è quindi casuale e necessita di una spiegazione. La spiegazione è che questa differenza nei livelli di corruzione è legata a una delle maggiori differenze teologiche tra i due cristianesimi: i mezzi per raggiungere la salvezza, ovvero per accedere al regno dei cieli dopo la morte. Nell’attuale società secolarizzata, le differenze teologiche tra religioni, o ancor più tra forme di cristianesimo, possono sembrare di poco conto, ma non si può negare la loro importanza storica nel plasmare cultura e mentalità nelle masse. Ad esempio i paesi protestanti sono stati i primi a offrire l’istruzione primaria gratuita a tutta la popolazione, e questo per un motivo teologico: perché il contatto diretto con le sacre scritture, senza intermediari umani, era l’unico modo per il fedele di entrare in contatto con Dio. Per contro la Chiesa Cattolica, che continuava a sostenere la necessità di intermediazione del clero, si è sempre opposta alla diffusione dell’istruzione. E oggi, a differenza delle chiese protestanti europee, si oppone con forza ad altre forme di autonomia decisionale dell’individuo come eutanasia, testamento biologico, aborto e contraccezione, invitando il fedele a interpretare nascita, morte e genitorialità come “decisioni di Dio” di fronte alle quali nulla si può.

L’atteggiamento delle Chiese protestanti invece (almeno quelle europee) è completamente diverso. In certi casi i gruppi religiosi sono più moderni dello stato, ad esempio in tema di diritti civili: i quaccheri da anni fanno pressione sul governo inglese per estendere il matrimonio a tutta la popolazione, indipendentemente dall’orientamento sessuale/affettivo.Queste differenze non sono casuali e hanno fondamenta teologiche. Per quanto riguarda le differenze sulla prevalenza della corruzione, esiste un intuitivo legame con i mezzi che il fedele ha a disposizione per raggiungere la salvezza. Il Cattolico (come previsto dal dogma delle buone opere) deve passare attraverso l’intermediario clero, che di volta in volta comunicherà il tipo di servizio o penitenza necessario al fedele per accedere al regno dei cieli. Non ci sono regole prestabilite: dipende tutto dalla decisione momentanea dell’intermediario. In altre parole la salvezza del fedele dipende dalla concessione arbitraria di un essere umano in carne e ossa. Il Protestante invece, come prevede il dogma della predestinazione, non può fare nulla per cambiare il suo stato di eletto o meno, il quale è stato stabilito da Dio nella notte dei tempi e non è conoscibile da nessuna entità terrena. Nessun essere umano in carne e ossa ha il potere di sapere se si finirà all’inferno o in paradiso, e nessuno ha il potere di cambiare e controllare questa scelta divina.

Il Cattolico dunque coltiva la consapevolezza che tutto si può comprare, persino la vita eterna, se si riesce a compiacere (leggi: corrompere) persone abbastanza potenti. E se si è costretti a corrompere, si cercherà per compensazione di essere corrotti a nostra volta, perché è così che le cose funzionano, nella teologia e nella cultura cattolica. Il Protestante, invece, non deve compiacere nessuno e non ha nessuno da corrompere. L’unica cosa che può dare lui/lei sollievo è il riconoscimento oggettivo del proprio valore da parte della collettività impersonale, della società anonima, nel suo complesso: perché ciò le/gli darebbe la sensazione soggettiva (ma più oggettiva possibile) di essere un eletto, di essere destinato al regno dei cieli. Ma al fine di ottenere il riconoscimento della collettività impersonale (che può essere incarnato ad esempio dal successo sul mercato) piuttosto che di singole persone potenti, il Protestante è incentivato, piuttosto che a corrompere e a essere corrotto, al miglioramento personale, all’autonomia di pensiero e di azione; e alla coerenza morale e comportamentale (chiamata in inglese “integrity”, che è l’opposto esatto di “corrupted”).

Tutto ciò non vuol dire che è necessario essere Cattolici per essere corrotti, e infatti la corruzione prospera anche in paesi non cattolici; ma significa che essere stati esposti da generazioni a una cultura storicamente legata alla religione cattolica è un fattore di rischio. E il rischio proviene dal cuore teologico del cattolicesimo, che intrinsecamente alimenta e giustifica la corruzione richiedendo non meglio specificate “buone opere” (che saranno specificate arbitrariamente da chi in una certa situazione detiene il potere) per accedere alla salvezza ultraterrena. Non sorprende quindi che essere protestante, nel senso di essere stato esposto per generazioni a una cultura storicamente legata al protestantesimo, è un fattore che protegge dalla corruzione, visto che uno dei nodi teologici cruciali che ha determinato la rottura protestante più di 4 secoli fa è stato proprio il dogma delle buone opere, sostituito con quello della predestinazione.

[1] Si può obiettare che si tratta di “percezione della corruzione” e non di corruzione “oggettiva”; ma come molti altri fatti sociali, il fatto “oggettivo” deriva e viene costruito dalla percezione (si chiama profezia che si autoavvera – autoadempie): se esiste la percezione del fatto, indipendentemente dall’esistenza del fatto al momento della percezione, prima o poi avrà luogo e si creerà il fatto stesso. Quindi si la percezione della corruzione si può considerare una buona approssimazione dell’esistenza “oggettiva” di corruzione.

Barbara Befani

(6 dicembre 2012)

come vivevano le donne italiane durante il fascismo

breve storia di come si viveva sotto il fascismo , partiamo dalle donne, quante donne di oggi sarebbero felici di vivere come si viveva sotto il fascismo ? le stesse donne che ritengono che le donne musulmane vivano sottomesse farebbero bene a leggersi questi dati storici , ma forse molte sarebbero felici di vivere così , anche le grilline che non voteranno la legge contro l’apologia del fascismo.

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenzadonne1.htm

L’esclusione delle donne nella società fascista

 

Per consolidare il proprio regime improntato sull’autoritarismo, Mussolini adottò una politica anti-femminista, che impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga e facendo così della maternità, oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato.

Le donne, intese come portatrici di interessi privati (familiari) furono così escluse da tutto ciò, che aveva attinenza con la sfera pubblica; anche la questione demografica fu affrontata in nome del superiore interesse dello Stato, in termini di quantità, anziché di qualità.

Allo scopo di incrementare le nascite, lo Stato fascista vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto, nonché qualsiasi forma di educazione sessuale.

Come si è accennato, ogni aspetto della vita delle donne fu subordinato agli interessi dello Stato, al punto da negare, in assoluto, ogni forma di emancipazione femminile.

Le femministe storiche, in testa alle quali si ricorda Anna Kuliscioff, per la sua coraggiosa battaglia, a favore dell’estensione del voto alle donne, dopo la sconfitta del 1925, furono costrette a volgere il loro impegno nel volontariato sociale o nell’attivismo culturale, ma con crescenti ostacoli e limitazioni.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice Pisanelli, improntato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione, di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensione di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Anche la Chiesa, ostile all’emancipazione femminile, attraverso l’enciclica papale Arcanum del 1880, esaltò il ruolo della maternità e dei valori della famiglia, contrapponendoli alla modernità, portatrice di corruzione dei costumi.

Dal 1926, con la soppressione di tutti i partiti politici, fenomeno che imbavagliò la stampa nonché l’attivismo femminista delle socialiste e delle giovani militanti del P.C.I., il regime riconobbe solo due movimenti femminili: quello fascista, che venne incoraggiato e quello cattolico, che fu tollerato.

“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”. Così si legge in un manuale di igiene, divulgato dal regime alla fine degli anni ’30.

Non a caso, tra i fasti imperialisti del ventennio, si annoverano le cerimonie presiedute dal Duce, con le quali li madri più prolifiche ottenevano riconoscimenti ufficiali e privilegi.

Nel suo romanzo Pane Nero, Miriam Mafai evidenzia come la politica fascista e l’ideologia cattolica “si intrecciano e si sostengono a vicenda, imponendo alla donna un destino tutto biologico” e la sua subalternità nella famiglia e nella società.

Fra le prime misure pro-nataliste, introdotte dal regime, peraltro con evidenti intenti punitivi, ricordiamo la c.d. tassa sul celibato (D. L. 2132 del 19/12/1926), che da molte donne fu considerata come l’unico provvedimento normativo, a sfavore dell’uomo.

La funzione procreativa femminile, come si è preannunciato, determinò un progressivo allontanamento della donna dalla sfera pubblica.

La riforma della scuola fascista, che ai giorni nostri è ricordata ancora con il nome del suo promotore, Giovanni Gentile, Ministro dell’Educazione Nazionale (1922-1924) fu improntata su due precisi obiettivi: inculcare nei giovani l’ideologia dello stato fascista e selezionare e promuovere solo l’elite, in modo da far accedere all’istruzione secondaria e all’Università, un numero ristretto di studenti, provenienti dalle famiglie più agiate. La riforma Gentile era “dichiaratamente anti-femminile”, come sottolinea la storica Victoria De Grazia in Le donne del regime fascista: “per essere pregiata, rispettata, esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità”.

Negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice, la riforma della scuola, operata da Gentile, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante.

L’insegnamento di molte materie fu precluso alle donne: esse non poterono accedere ai concorsi pubblici per insegnare nei licei lettere, latino, greco, storia e filosofia o per insegnare italiano negli istituti tecnici.

Un Decreto Legge del 05/09/1938, infine imponendo una riduzione al 5% del personale femminile, impiegato nella Pubblica Amministrazione, rappresentò il culmine della discriminazione sessuale.

Poiché le opportunità occupazionali per le donne, andarono drasticamente riducendosi, sino allo scoppio del secondo conflitto bellico, ogni ragazza non riceveva incoraggiamenti a proseguire gli studi.

La controtendenza al fenomeno del calo occupazionale femminile iniziò a manifestarsi nel 1940 e ad accentuarsi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, perché giovani e meno giovani furono chiamati alle armi e i loro posti di lavoro furono così ricoperti da mogli, sorelle e donne che si ritrovarono, all’improvviso, nella necessità di provvedere al sostentamento di famiglie con prole numerosa e private del capo-famiglia.

(a cura di Katia Romagnoli)

Detesto i bigotti

amo il mondo, la diversità , le società multiculturali e multietniche e detesto i bigotti di ogni razza e paese perchè è il bigottismo che maschera il potere che vuole sempre le guerre e io amo la pace e chi è bigotto non vuole altro che provocare guerre per togliere la libertà e la democrazia a tutti , i bigotti sono persone da temere come la peste, non portano mai bene in nessuna società , vanno isolati e smascherati puntualmente in ogni cosa facciano per ingannare gli stolti e gli ignoranti