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legge 194 o ritorno al medioevo machista ?

legge 194 o ritorno al medioevo machista ?

Ripubblico il mio post sulla CULTURA DELLA MORTE portata avanti dalla lega e dalla lobby delle armi per parlare invece della cosiddeta CULTURA DELLA VITA che questa becera destra sta parimenti cercando di far passare e ci riuscirà se le donne non si mettono di traverso a questo progetto schifoso che le vuole ancora relegare al ruolo di mogli e madri in totale sudditanza ai masculi machi cattofascisti. Se non volete perdere la libertà di gestire il vostro corpo leggetevi cosa c’era prima della legge 194 del 1978

. Prima le donne erano considerate proprietà privata di qualcuno, del marito, della chiesa , della società bigotta che le voleva dominare, ma dopo il 68 le donne incominciano a svegliarsi e cercare di decidere del proprio corpo e della loro vita privata. Una donna che si chiamava FRANCA VIOLA RIFIUTO’ il matrimonio cosiddetto riparatore dopo essere stata rapita da un focoso macho che la violentò per costringerla a sposarlo, una cosa rivoluzionaria nell’Italia bigotta di allora. E finalmente le donne pensarono alla loro emancipazione

Poi i radicali portarono avanti dure lotte per il divorzio e l’aborto e in generale per i diritti civili dei cittadini. Prima c’era una fiorente INDUSTRIA DELL’ABORTO ILLEGALE , perfino le donne violentate dovevano tenersi il frutto della violenza , ma c’erano per le povere donne le MAMMANE che facevano aborti in segreto senza igiene e nessuna sicurezza , usando un ferro da calza, o decotto di prezzemolo , cosa che procurò parecchi decessi , poi c’erano i CUCCHIAINI D’ORO , per chi aveva soldi, vale a dire che certi medici praticavano l’aborto a caro prezzo nei loro studi , altrimenti si doveva andare all’estero, cosa certamente da ricchi , le donne si dovevano arrangiare in grande segreto , come succedeva ancora alle donne irlandesi che finalmente hanno approvato l’aborto col recente referendum . Le irlandesi ci hanno messo 40 anni in più di noi , ma finalmente ci sono riuscite, invece da noi sta trionfando quella cultura cattofascista che vuole ricacciare indietro le donne di 40 anni alle mammane e ai cucchiaini d’oro. Già i medici cosiddetti antiabortisti si sono opposti pervicacemente all’aplicazione della legge , magari praticando l’aborto a pagamento nei loro studi privati… ma che adesso si rialzino le voci di questa melma lurida che tanto critica la cultura musulmana secondo loro oppressiva sulle donne e poi la vuole praticare sulle donne italiane davvero è insopportabile.
Donne giovani e fertili , sappiate che oltre al femminicidio ora c’è anche anche questo dolcetto da parte della cultura machista che sta rialzando la testa in questo paese.
Io vi ricordo lo slogan delle femministe, TREMATE, TREMATE , LE STREGHE SON TORNATE , Le STREGHE SIAMO NOI…… volete far capire che non glielo permetterete di controllare ancora il vostro corpo ? Allora muovetevi , SE NON ORA, QUANDO ?

nopenguinsincalifornia

https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/gardone-lezioni-caccia-1.3779564
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/14/brescia-i-cacciatori-invitati-in-classe-a-fare-da-maestri-animalisti-progetto-sponsorizzato-da-industria-delle-armi/4223549/

https://www.agi.it/politica/possesso_armi_cosa_sapere-4360909/news/2018-09-10/

La lobby delle armi è sostenuta ampiamente in parlamento dalla lega, quello che personalmente mi sconvolge è che le stesse persone che propongono leggi a favore della caccia e dei cacciatori abbiano poi anche incarichi che riguardano la scuola pubblica, Mario PITTONI è il CAPO DELLA COMMISSIONE ISTRUZIONE e ha solo la terza media , tra l’altro, qui stiamo veramente al centro di uno scandalo che nessuno vuole denunciare , nemmeno i grillini che continuano a dire che questo governo del cambiamento eliminerà le lobbies…..falsi e ipocriti come i loro compari

http://www.ilnordestquotidiano.it/2011/10/05/il-senato-approva-la-norma-salva-cacciatori-proposta-dai-senatori-sergio-divina-e-mario-pittoni/

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Firmate per favore contro i cacciatori nelle scuole

leghismo , cacciatori e scuola , cultura della morte

nopenguinsincalifornia

se poi qualcuno si meraviglia di come la cultura di questo paese stia degenerando, mi pare utile dire che la cultura di destra è questa , la cultura della lega è questa , non oso immaginare che razza di nuove generazioni stiano venendo fuori in zone d’Italia a totale controllo della lega da anni , la cultura della Beretta e della Val Trompia , la cultura delle armi , la cultura della paura e della violenza insegnata a scuola. Trumpismo di bassa lega , tra un pò avremo anche le sedi locali del ku klux klan.

Gardone Valtrompia (Brescia), 11 marzo 2018 – C’era una volta Cappuccetto rosso, sfuggito alle fauci del lupo grazie all’intervento armato del cacciatore, che non sempre recita la parte del cattivo come l’opinione comune sostiene. Così almeno credono in Valtrompia, terra di fucili e tradizioni venatorie, dove la caccia è considerata cosa buona e giusta, da…

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Renziefonzie incorreggibile narciso incapace di autocritica

 

https://www.globalist.it/politics/2018/07/08/renzi-bastona-gentiloni-e-martina-si-dissocia-critiche-sbagliate-e-ingiuste-2027540.html

quando un narciso incapace di autocritica si permette di criticare un brav’uomo

quella squallidissima persona che è Renzi riesce ancora col suo narcisismo vergognoso a dimostrare la sua pochezza intellettuale e la sua incapacità di comprendere le reali esigenze del paese , muoia Sansone e con lui i filistei ….. tristissimo personaggio davvero, se stesse zitto una buona volta !

io sto con la costituzione italiana e con Mattarella

Firmate per favore contro i cacciatori nelle scuole

https://www.change.org/p/no-alle-lezioni-di-caccia-nelle-scuole-miursocial?recruiter=42031398&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=fb_autopublish_email&utm_term=289071

come vivevano le donne italiane durante il fascismo

breve storia di come si viveva sotto il fascismo , partiamo dalle donne, quante donne di oggi sarebbero felici di vivere come si viveva sotto il fascismo ? le stesse donne che ritengono che le donne musulmane vivano sottomesse farebbero bene a leggersi questi dati storici , ma forse molte sarebbero felici di vivere così , anche le grilline che non voteranno la legge contro l’apologia del fascismo.

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenzadonne1.htm

L’esclusione delle donne nella società fascista

 

Per consolidare il proprio regime improntato sull’autoritarismo, Mussolini adottò una politica anti-femminista, che impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga e facendo così della maternità, oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato.

Le donne, intese come portatrici di interessi privati (familiari) furono così escluse da tutto ciò, che aveva attinenza con la sfera pubblica; anche la questione demografica fu affrontata in nome del superiore interesse dello Stato, in termini di quantità, anziché di qualità.

Allo scopo di incrementare le nascite, lo Stato fascista vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto, nonché qualsiasi forma di educazione sessuale.

Come si è accennato, ogni aspetto della vita delle donne fu subordinato agli interessi dello Stato, al punto da negare, in assoluto, ogni forma di emancipazione femminile.

Le femministe storiche, in testa alle quali si ricorda Anna Kuliscioff, per la sua coraggiosa battaglia, a favore dell’estensione del voto alle donne, dopo la sconfitta del 1925, furono costrette a volgere il loro impegno nel volontariato sociale o nell’attivismo culturale, ma con crescenti ostacoli e limitazioni.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice Pisanelli, improntato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione, di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensione di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Anche la Chiesa, ostile all’emancipazione femminile, attraverso l’enciclica papale Arcanum del 1880, esaltò il ruolo della maternità e dei valori della famiglia, contrapponendoli alla modernità, portatrice di corruzione dei costumi.

Dal 1926, con la soppressione di tutti i partiti politici, fenomeno che imbavagliò la stampa nonché l’attivismo femminista delle socialiste e delle giovani militanti del P.C.I., il regime riconobbe solo due movimenti femminili: quello fascista, che venne incoraggiato e quello cattolico, che fu tollerato.

“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”. Così si legge in un manuale di igiene, divulgato dal regime alla fine degli anni ’30.

Non a caso, tra i fasti imperialisti del ventennio, si annoverano le cerimonie presiedute dal Duce, con le quali li madri più prolifiche ottenevano riconoscimenti ufficiali e privilegi.

Nel suo romanzo Pane Nero, Miriam Mafai evidenzia come la politica fascista e l’ideologia cattolica “si intrecciano e si sostengono a vicenda, imponendo alla donna un destino tutto biologico” e la sua subalternità nella famiglia e nella società.

Fra le prime misure pro-nataliste, introdotte dal regime, peraltro con evidenti intenti punitivi, ricordiamo la c.d. tassa sul celibato (D. L. 2132 del 19/12/1926), che da molte donne fu considerata come l’unico provvedimento normativo, a sfavore dell’uomo.

La funzione procreativa femminile, come si è preannunciato, determinò un progressivo allontanamento della donna dalla sfera pubblica.

La riforma della scuola fascista, che ai giorni nostri è ricordata ancora con il nome del suo promotore, Giovanni Gentile, Ministro dell’Educazione Nazionale (1922-1924) fu improntata su due precisi obiettivi: inculcare nei giovani l’ideologia dello stato fascista e selezionare e promuovere solo l’elite, in modo da far accedere all’istruzione secondaria e all’Università, un numero ristretto di studenti, provenienti dalle famiglie più agiate. La riforma Gentile era “dichiaratamente anti-femminile”, come sottolinea la storica Victoria De Grazia in Le donne del regime fascista: “per essere pregiata, rispettata, esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità”.

Negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice, la riforma della scuola, operata da Gentile, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante.

L’insegnamento di molte materie fu precluso alle donne: esse non poterono accedere ai concorsi pubblici per insegnare nei licei lettere, latino, greco, storia e filosofia o per insegnare italiano negli istituti tecnici.

Un Decreto Legge del 05/09/1938, infine imponendo una riduzione al 5% del personale femminile, impiegato nella Pubblica Amministrazione, rappresentò il culmine della discriminazione sessuale.

Poiché le opportunità occupazionali per le donne, andarono drasticamente riducendosi, sino allo scoppio del secondo conflitto bellico, ogni ragazza non riceveva incoraggiamenti a proseguire gli studi.

La controtendenza al fenomeno del calo occupazionale femminile iniziò a manifestarsi nel 1940 e ad accentuarsi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, perché giovani e meno giovani furono chiamati alle armi e i loro posti di lavoro furono così ricoperti da mogli, sorelle e donne che si ritrovarono, all’improvviso, nella necessità di provvedere al sostentamento di famiglie con prole numerosa e private del capo-famiglia.

(a cura di Katia Romagnoli)