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Napolitano, il …

Napolitano, il discorso

gianni guelfi · domenica, 29 dicembre 2013, 12:16 pm

Capezzone, Minzolini, Brunetta per tacere della Santanché, han fatto sapere che per protesta non seguiranno il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Chissà se il Paese riuscirà mai a riprendersi da si grave sciagura…
E perchè costoro ce l’ hanno tanto con Napolitano?
Perché, dicono, s’ immischia troppo negli affari della politica.
Il pensiero che se lo fa è per le troppe mancanze e ritardi in tema di riforme da parte dei partiti, incluso il loro, non li sfiora nemmeno.

Ma in realtà, anche se non lo ammetteranno mai, l’ avversione dei lustrascarpe di Berlusconi per il Presidente della Repubblica, nasce dal suo rifiuto di graziare il loro padrone.
L’ avesse fatto, sarebbero tutti in coda davanti al Quirinale per baciargli la mano.

Nel frattempo attendiamo impazienti, sicuri di farci grasse risate, le motivazioni che i lustrascarpe e il panzone genovese s’ inventeranno per mettere sotto accusa Napolitano, visto che l ‘art. 90 della Costituzione dice che il PdR non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.
http://gianniguelfi.ilcannocchiale.it

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Dal Blog di Lerner

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1984, Orwell…

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1984, Orwell

“I preparativi per la Settimana dell’Odio erano in pieno fervore e l’intero personale dei Ministeri prestava la sua opera volontaria al di fuori dell’orario di lavoro. Si dovevano organizzare cortei, riunioni, parate militari, conferenze, apprestare pannelli didascalici in cera, preparare spettacoli cinematografici e programmi televisivi. Si dovevano montare tribune, costruire effigi, coniare slogan, comporre canti, far circolare notizie false, contraffare fotografie.

Al Reparto Finzione era stato disposto che la squadra di Julia interrompesse la produzione di romanzi per stampare in tutta fretta una serie di libelli sulle atrocità commesse dal nemico.“ [1984, George Orwell]
“La cosa orribile dei Due Minuti d’Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile.“ [1984, George Orwell]

Orwell, 1984.   Blog di Grillo e giornalisti, 2013

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Grillo e i giornalisti

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Grillo e i giornalisti

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Il social game di Grillo e le liste di proscrizione

Pubblicato da micheledisalvo

Il social game di Grillo e le liste di proscrizione

Ho letto con attenzione i molti interventi ed editoriali di questi ultimi giorni sul nuovo “gioco di ruolo” inventato da Grillo: “segnalaci il giornalista da mettere alla gogna”. Dopo il primo articolo che prendeva di mira Maria Novella Oppo de l’Unità è toccato a Francesco Merlo di Repubblica. E sono centinaia le segnalazioni che in questi gironi stanno arrivando al blog.
Chiunque abbia un qualsiasi sassolino da togliersi dalla scarpa, per questa o quella risposta ricevuta, per un articolo, un pezzo su un blog, ma anche risposte su facebook e twitter… la caccia è aperta, fa tendenza, rinsalda il gruppo e crea un successivo “social game” in cui vince chi lincia e lapida meglio il bersaglio quotidiano.
È così che pare che nel Movimento 5 Stelle si assegnano i galloni della fedeltà alla linea: chi insulta meglio. C’è a dire il vero anche chi ha minimizzato, affermando che riprendere e censurare con forza queste vicende finisse con l’essere un modo per darvi risalto, bollandole come (il solito) fenomeno della rete; come se la rete fosse altrove e fosse un’altra cosa. I migliori lo hanno ricondotto ad uno “stile fascista” – o genericamente dittatoriale – in cui venivano fatte le liste di proscrizione, cui in genere alle “pene sommarie corporali” seguiva come minimo un confino.
E invece, visto che ci ripetiamo spesso che questo paese manca di memoria, mi permetto di dissentire da chi reclude il fenomeno alla rete ed al contempo mi sento di non elevare lo stile grillino a una qualsiasi dittatura, che in sé ha quantomeno una ideologia precisa ed un programma chiaro.
Il paragone che mi sento di fare è ad esperienze ben più becere della nostra storia recente, quando cioè NAR e BR realizzavano precisi volantini con foto, nomi e indirizzi, e semmai professione, dei “bersagli da colpire”, dei “nemici da abbattere”, generando così un diffuso senso di terrore e avvertimento mafioso a chiunque avesse anche solo idea di schierarsi apertamente contro. E spesso bastava, e non serviva nemmeno poi gambizzare…
Se l’analogia sembra forte, un’altra lo è anche dippiù: quel richiamo a “unirsi a…” in una presunta e forzatamente desunta “lotta comune” indirizzato a qualsiasi movimento di protesta o legittima istanza di una parte più o meno vasta della popolazione.
Oggi Grillo fa la stessa cosa, cavalca i malumori e i temi sentiti dalla pancia della gente, lo fa con parole vuote, senza offrire soluzioni concrete, semplicemente offrendo, alle persone che unidirezionalmente lo ascoltano, gogne più o meno mediatiche, facendo liste di cattivi cui dare le colpe per i mali del nostro tempo, e offrendosi come vendicatore.
Ruolo della politica dovrebbe essere quello di mediare e offrire soluzioni, ed in questo semplice assioma è tutta la mancanza di politica del Movimento di Grillo, ma questo ormai non conta.
C’è però una differenza tra questi anni e quelli di piombo, e cioè che mentre in quegli anni ci si metteva la faccia, oggi la guerriglia, il terrore, la si fa in rete, la si fa con la anonima accusa e delazione del giornalista, del blogger, si espongono le persone al linciaggio verbale senza diritto di replica e senza alcuna possibilità di rettifica.
Ci si dimentica però che se tutto questo serve a catalizzare nelle urne il voto di protesta, mentre si fomenta la piazza, qualcuno certe grida le prende sul serio. Facile poi scegliere di dissociarsi, dal salotto della propria villa da miliardario di Genova e attraverso poche righe su un blog, dal gesto inconsulto di qualche esaltato.
E troppo spesso non c’è responsabilità morale per le conseguenze delle parole gridate da un palco. Infondo, anche oggi, c’è chi dice che è solo lo spettacolo provocatorio di un comico anziano. Infondo, c’è ancora chi dice che alla fine che vuoi che sia, è solo un piccolo post su un blog.
Finanche quando l’invito ad “unirsi a noi” è rivolto alle forze dell’ordine, invitandole a non difendere i politici, quasi a novello rivoluzionario che arruola l’esercito contro un dittatore. Io capisco che tutto questo per un comico narcisista che per apparire farebbe e direbbe di tutto può anche essere un gioco divertente, ma il mio è il punto di vista di un ragazzo, e come tale devo ricordare che mentre “i vecchi” parlavano al caldo ed al sicuro delle loro posizioni, erano proprio i ragazzi a sparare per strada, a farsi male, a morire e a farsi la galera. Ed anche questa è una lezione da ricordare.
P.s. se per qualcuno questa messa alla berlina di giornalisti “contro” è un gioco che durerà poco, che infondo riguarda solo due nomi, state tranquilli, non vi indignate, e non dite nemmeno che tendenzialmente è un reato; attendete che tocchi al vostro collega di scrivania, o a voi, e quel giorno potrebbe accadere che quando vi indignerete vi ritroverete in redazioni vuote, senza un giornale su cui scriverlo. Pensateci.

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William Blake…

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William Blake

To see a World in a Grain of Sand
And a Heaven in a Wild Flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere il mondo in un granello di sabbia
E un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere nel palmo della mano l’infinito
E l’eternità in un’ora.

 

 

frustrata dalla mia incapacità di controllare il mio cyberspazio, torno alla mia sensibilità per le piccole cose , al mondo di Alice

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Lobbysmo italia…

Lobbysmo italiano

Milena · sabato, 21 dicembre 2013, 11:41 pm

In molti ordinamenti tale attività di pressione – ovvero di lobbying, per usare un termine inglese – svolta da gruppi organizzati verso i decisori pubblici è sottoposta a una precisa regolamentazione volta ad assicurare la trasparenza del processo decisionale o anche la partecipazione dei gruppi di pressione (che rispettano precise regole) al processo decisionale stesso. In tali ordinamenti (Stati Uniti, Canada, Israele, Francia, Gran Bretagna, Australia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania) si è avvertita, con sfumature profondamente diverse tra loro, la medesima esigenza di rendere conoscibili a tutti chi sono e quali sono i gruppi di pressione, definendo un assetto di regole volte, quanto meno, ad assicurare la trasparenza delle decisioni. Le analisi di diritto comparato evidenziano come nei sistemi in cui il Parlamento è “forte” –nel senso che gioca un ruolo chiave nei processi politici– esista una regolamentazione della rappresentanza parlamentare delle lobbies; all’opposto, al Parlamento debole corrispondono interessi oscuri.

Ho trovato nel blog di Gad Lerner questo ottimo commento  che mi sembra spiegare un po’ questo fenomeno, indipendentemente dalla piazzate grilline in merito , più un governo è debole e più il lobbysmo resta occulto , naturalmente una volta che il m5s avesse il 51% avremmo sicuramente la certezza che la lobby informatica e pubblicitaria sarebbero ottimamente rappresentate in parlamento, Casaleggio docet….

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LE LOBBY DEL PA…

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LE LOBBY DEL PARLAMENTO ITALIANO

Le lobby del parlamento italiano

.Scritto da Linkiesta | Linkiesta – mer 27 feb 2013 14:48 CET..

«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione». Così recita l’articolo 67 della Costituzione. Troppo spesso finora è invece accaduto che deputati e senatori abbiano disatteso questo principio, trasformandosi in paladini di interessi di specifiche categorie, di lobby pubbliche e private, di corporazioni e caste, a detrimento dell’interesse generale, dell’interesse di tutti i cittadini e in violazione di quel principio di eguaglianza che esclude privilegi e leggi ad hoc e costituisce l’ossatura di un sistema democratico saldo.

La cartina al tornasole di questa deriva sono le 63mila norme di deroga del nostro ordinamento. Leggine di favore, come le definisce il costituzionalista Michele Ainis nel suo ultimo saggio intitolato appunto “Privilegium”, una selva intricata, difficile per i profani da decifrare, dentro la quale si nasconde un bottino di opportunità e vantaggi, costruito su misura per i vari potentati del Belpaese.

Dagli ordini professionali alle banche, dai tassisti agli agricoltori, dai petrolieri ai notai, agli avvocati, ai giornalisti, agli editori, ciascuno fa il suo gioco, troppo spesso a svantaggio della collettività, che paga alti costi per questo sistema dilagante, che si traduce quasi sempre in più tasse, meno benefici e approfondimento del divario tra ricchi e poveri.

La storia passata ma anche recente delle ultime legislature è ricca di episodi che confermano il potere di influenza che continuano a esercitare in Parlamento i gruppi di interesse, attraverso deputati e senatori “amici”, tanto più che in Italia, diversamente da quanto accade in altri Paesi del mondo, non esiste nessun regolamento sull’attività dei lobbisti. Così a Montecitorio e a Palazzo Madama hanno libertà di presenza e movimento non solo i volti noti delle relazioni esterne di grandi aziende pubbliche o private, dall’Enel all’Eni a Finmeccanica, a Telecom, ma anche personaggi meno conosciuti, che operano dietro le quinte e che, a discrezione del collegio dei Questori, o dietro invito dei singoli parlamentari, riescono a ottenere il pass di ingresso permanente.
E se ai big basta una telefonata per cambiare le sorti di una legge, gli altri, la fauna minore, i cosiddetti sottobraccisti, devono essere sempre presenti e fino al decreto sulle liberalizzazioni del gennaio 2012 erano soliti piazzarsi davanti alle porte delle commissioni pronti a dare l’assalto a parlamentari e assistenti parlamentari. Poi i presidenti di Camera e Senato hanno deciso di confinarli in una sorta di recinto, una stanza a loro riservata. Ed è cominciata una nuova era.

Ma quali sono le lobby più potenti, quelle che in questi anni sono riuscite a portare a casa i risultati migliori?
In testa alla lista ci sono sicuramente i farmacisti, casta emergente della XVI legislatura – iniziata il 29 aprile 2008 e conclusasi il 22 dicembre scorso – che aveva già tirato fuori le unghie nel 2006 contro il decreto Bersani, e che, prevedendo nuove incursioni, a quest’ultimo giro ha tentato di giocare d’anticipo, facendo quadrato intorno ai propri parlamentari: Rocco Crimi (Pdl), Chiara Moroni (Pdl e poi Futuro e Libertà, ora Lista Monti), eletti alla Camera; Valerio Carrara (Pdl), Fabrizio Di Stefano (Pdl) e Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl e Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Bari nonché componente del Comitato centrale della federazione) eletti al Senato. Una squadra di punta, che ha difeso gli interessi della categoria con tutte le sue forze contro l’onda d’urto delle liberalizzazioni, sia in occasione del decreto “Salva Italia” (4 dicembre 2011) che in occasione del decreto “Cresci Italia” di inizio 2012. Il risultato: “danni limitati” per la lobby e sistema sotto controllo, con alcuni inevitabili compromessi: nuove farmacie certo, ma “contingentate”, e nuove regole di vendita dei prodotti.

Anche i tassisti in quest’ultima legislatura hanno confermato di essere una lobby potente. Il governo Monti, che voleva toccare le licenze, è stato subito stoppato: così è rimasto ai sindaci il potere di decidere il numero di auto pubbliche, sia pure con il preventivo parere dell’Autorità per i trasporti, di cui comunque si sono perse le tracce. Contano sulla loro capacità di fare fronte compatto quando è necessario e paralizzare le città, ma hanno avuto anche una buona sponda in Parlamento, dove, se non sono riusciti nel 2008 a eleggere un loro rappresentante, hanno potuto contare su ex An, vicini al loro paladino, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, e sulla Lega Nord.

Ma a pari merito in graduatoria con farmacisti e tassisti c’è senz’altro la lobby degli avvocati, categoria che nell’ultima tornata parlamentare aveva ben 133 rappresentanti, che hanno dichiarato guerra senza quartiere al progetto del governo di cancellazione degli ordini professionali, ottenendo di affidare la riforma agli ordini stessi, ma sono anche riusciti a varare una nuova disciplina dell’ordinamento forense, cucita su misura dalla commissione giustizia della Camera.

Non sono da meno le banche, che hanno saputo ben custodire e potenziare i loro privilegi. E che sono state protagoniste in Parlamento, nel marzo 2012, di un’ennesima battaglia dalla quale sono uscite trionfanti. È sparito dal maxiemendamento al Decreto sulle liberalizzazioni l’articolo che prevedeva la cancellazione delle commissioni.

Anche i petrolieri sono una imbattibile aristocrazia. Nel 2006 l’Autorità per l’energia e il gas aveva provato a tagliare gli incentivi pubblici per le centrali private a petrolio. Ma il Tar della Lombardia, al quale avevano presentato ricorso le grandi famiglie italiane dell’oro nero, riuscì a rimettere subito tutto a posto. Un altro tentativo senza esiti lo fece il governo Prodi con la Finanziaria del 2007. Poi nel 2008 ci fu la Robin Tax, riveduta, corretta ed estesa nel 2011. In compenso, però, i petrolieri nel 2012 sono riusciti a mantenere il vincolo di fornitura esclusiva sui carburanti, che il Decreto Cresci Italia voleva abbattere. La fine dell’esclusiva è rimasta infatti solo per gli impianti a marchio di una compagnia ma già di proprietà del gestore. Quanti sono? Appena il 2% del totale. E non solo. Sono rimasti intatti i privilegi sulle trivellazioni. Da questo punto di vista, secondo il Wwf, l’Italia sarebbe «un vero e proprio paradiso fiscale»: le royalties, compensazioni ambientali, sono infatti le più basse del mondo.

Le caste, insomma, sanno sempre come muoversi. Nella grande arena dell’ultima legislatura in tante sono state protagoniste più o meno sotto i riflettori: le lobby del gioco d’azzardo, delle multinazionali del fumo, che sono riuscite persino a far passare l’idea che la sigaretta a vapore sia quasi più nociva della classica bionda, le lobby delle patatine fritte, delle merendine, dei softdrink, delle api, delle autostrade e dei trasporti.

Per non parlare della folta e potente lobby di Dio, che conta tra le sue fila non solo clero cattolico, ma anche ebrei, protestanti, valdesi, islamici, sempre pronti a battersi per la propria causa divina. Ma tra tutte sicuramente quella che ha centrato il suo obiettivo è la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, meglio nota come chiesa dei mormoni, la cui immagine è sicuramente cresciuta negli ultimi tempi grazie all’ascesa negli Stati Uniti di un loro celebre adepto, Mitt Romney, sfidante di Barack Obama alle presidenziali, e al successo planetario della saga dei vampiri Twilight, firmata da un’altra loro consorella, Stephenie Meyer. Lo scorso luglio infatti è diventata legge l’intesa che regola i rapporti con lo Stato italiano e dalla quale discendono una serie di privilegi, dall’Imu (per loro vale lo stesso trattamento che spetta al Vaticano e ad altri culti riconosciuti) all’8 per mille, al quale però i mormoni hanno rinunciato. A curare i loro interessi in Parlamento sarebbe stata una società di pubbliche relazioni americana. Ma poi, l’ultima parola, quella decisiva

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SALVINI DELLA…

matteo-salvini-500
da infosannio

SALVINI DELLA LEGA CADREGA

Mondo | 1 luglio 2013 – 14:47

UNIONE EUROPEA – Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, tuona: “I nuovi maiali sono a Bruxelles: l’Unione Europea vuole renderci schiavi, la possiamo fare saltare solo se restiamo uniti”.

Sono giorni importanti per il futuro della Lega Nord. Dopo le polemiche interne di questi ultimi mesi, che hanno catalizzato più l’attenzione sulla diatriba Bossi – Maroni piuttosto che sui temi che hanno caratterizzato il successo del partito, ecco che sembra essere ritrovata un’unità d’intenti.

Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda:

“Basta litigi, basta polemiche. Il NEMICO è fuori ed è forte, ricco e furbo, abita a Bruxelles più che a Roma, vuole annientarci, vuole renderci schiavi, numeri. Una LEGA compatta, concreta e cattiva è l’unica speranza di far saltare il QUARTO REICH, la Moneta Unica e l’Europa Unita. Pronti alla battaglia, pronti alla galera se necessario. Uniti si può vincere!”

Un concetto ribadito anche durante il congresso dei Giovani Padani a Milano:

“Siamo disposti a qualche giorno di galera per le nostre battaglie? A me piacerebbe. Ci vogliono uguali, omologati: perché se sei uguale, sei più controllabile. A cosa servono le Prefetture? Smontiamole! A cosa serve l’ufficio della Commissione europea a Milano? Andiamo a smontarlo, andiamo a prenderci una sedia, una scrivania, è roba nostra, portiamocela via! Se dovremo disubbidire per abolire i ticket o abolire i bolli auto, saranno i nostri governatori a dover disubbidire”.

 

 

 ma questo non è quella cotica di Salvini che si cucca uno stipendio  spropositato appunto a Bruxelles ?

 
 

  • non ci sono pinguini in California ma c’è UN maiale a sua  insaputa a Bruxelles