Archivi categoria: vizi e virtù

ius soli, Grillo dice no, lo sapevamo !

https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli

(ANSA) – ROMA, 14 GIU – Sullo ius soli, “quello che ci propinano è un pastrocchio all’italiana che vuol dare un contentino politico a chi ancora si nutre di ideologie.
Concedere la cittadinanza italiana significa concedere la cittadinanza europea, quindi un tema così delicato deve essere preceduto da concertazione con gli stati dell’Ue, per avere regole uniformi. Per questi motivi il M5s, coerentemente con quanto già fatto alla Camera, sullo Ius Soli esprimerà voto di astensione”. Così il M5s in un post sul blog di Grillo.

( che peccato che prima Grillo avrebbe potuto leggere su Wikipedia che nessuno  stato in Europa è omogeneo su questo tipo di legislazione, quindi il suo intervento è pretestuoso , che peccato che l’Europa venga citata a comodo, mentre viene odiata rigorosamente su ogni altro argomento ! La faccia di tolla del ns comico mancato presidente del consiglio per inopportunità legale è quotidianamente mutevole , l’ansia del potere , ahimè , espone questo partito ogni giorno a mutamenti di linea che comunque sono sempre rigorosamente verso una destra  a deriva populista , già evidentemente nel dna del m5s , con  Farage al parlamento europeo docet……. già, ma gli italiani hanno la memoria di un pesce rosso)

se Trump si accorge che gli USA sono gli unici al mondo a dare lo ius soli ai nati sul suolo americano magari distruggerà anche quello, ma per ora ha altri grattacapi. Comunque trovo che la virata a destra di Grillo , su Rom , migranti e ius soli , molto opportunista per altro, era comunque sicuramente nel dna del suo ‘movimiento’ delle teste quasi rasate , avrete ben notato che a parte il guru e capo tutti i grillini sembrano, per abbigliamento e taglio di capelli , usciti da un meeting di Testimoni di Geova o di Comunione e liberazione ? Ma i sessantenni che li votano questo lo sapevano già e gli va bene ? Posso capire i giovani…. ma i vecchi sono o no passati attraverso il 68 ?

Trump Stranamore a cavalcioni dell’atomica

e così, come il tizio che lancia la bomba atomica a mano, cavalcandola a cavalcioni agitando felicissimo il suo cappello texano, ( bomba che distruggerà il pianeta nel Dottor Stranamore di Kubrick ) , quel furbastro vigliacco falso e bugiardo di Trump non solo esce dall’accordo di Parigi, ma non pagherà più una lira per il fondo verde dell’Onu , in altre parole, dovremo accettare le emissioni indiscriminate degli USA che daranno forse l’ultimo colpo mortale all’ambiente , e sul pianeta vivono anche milioni di americani che grazie a Trump creperanno come tutti gli altri ( se questa può essere una soddisfazione……) speriamo che questo malsano individuo venga indotto a capire che tutto quel che fa contro il pianeta si ritorcerà anche contro la sua amata ( A PAROLE) Amerika e non è affatto escluso che il suo rapporto con la Corea del Nord possa concludersi anche così ….. mala tempora currunt , ma forse era ora che l’Europa ricevesse un bel calcio nel sedere e magari cominciasse a pensare a se stessa come un’alternativa ai due fetenti mondiali Putin e Trump. Il trumputinismo non ha prodotto finora null’altro che cadaveri di civili e bambini in Siria…. e il futuro promette peggio

e pure il papa ha trovato questo individuo ripugnante , come potrebbe apparire dal suo sguardo…

può darsi benissimo che di fronte alle dichiarazioni del papa Trump lo abbia informato durante il colloquio della sua intenzione di abbandonare il trattato di Parigi….???

chi semina odio raccoglie potere (e soldi)


26 marzo 2017 , considerazioni sulla giornata epocale di ieri

il papa ieri ha aperto gli occhi dei cristiani al mondo e Salvini che per sicurezza di dimostrare la cristianità italiota vorrebbe i crocefissi anche nei cessi è andato a Lampedusa a difendere i patri confini , che paradosso tra due esseri umani , uno grandioso e universale, l’altro un topo di fogna che eccita la paura , mi sono pure sentita Di Maio fare simili pensate .
Per approfittare di un’Europa da cui si vuole però uscire , la destra nazionalista si nutre della paura che crea volutamente per poi accusare come al solito l’Europa. Quando sento chi ha spogliato Roma più di ogni altro, Alemanno , detto anche AleDanno , sbraitare contro l’Europa , penso solo che lui e i suoi vogliano avere le mani libere per amici e solidali di spogliare e sfruttare ancora a loro piacimento questo paese prosciugato dalla corruzione e dal familismo. La paura e l’antieuropeismo servono solo a questo , chi li evoca in continuazione vuole il potere per avere le mani libere di perseguire senza controllo di alcun genere i suoi loschi obiettivi .
Chi semina odio acquista potere ( e soldi ) e il papa ieri lo ha spiegato bene a chi vuole essere un vero cristiano o semplicemente una brava persona : C’è chi specula sui poveri e i migranti per provocare frattura e divisione

il ragionier Grillo più povero dei grillini in parlamento

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come volevasi dimostrare al ragionier Grillo non costa nulla chiedere agli italiani di uscire dall’Europa, dall’euro e via cantando e proporre una bella decrescita felice secondo lui e infelice per gli italiani , tanto lui i suoi risparmi li ha da qualche altra parte e non in euro, naturalmente , sta faccia di tolla !

http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/03/03/grillo-piu-povero-dei-parlamentari-renzi-dichiara-oltre-mila-euro_a8xGdvTpGZLLQzKaao3o0L.html

http://www.repubblica.it/politica/2016/12/28/news/giuseppe_de_rita_grillo_loda_i_poveri_chi_povero_non_e_la_nostra_identita_si_fonda_sulla_crescita_-154999886/

Antonio Fiumefreddo e la Sicilia che non paga 52 miliardi di tasse

http://www.la7.it/tgla7/rivedila7/tg-la7-15-02-2017-204592

è l’ultima notizia del tg la 7 di ieri sera

http://livesicilia.it/2017/02/15/fiumefreddo-choc-allantimafia-ars-onorevoli-debitori-per-milioni_827122/

52 miliardi di tasse non pagate in Sicilia, di cui 30 ormai inesigibili , suicida l’incaricato dell’ufficio Grandi Evasori che aveva scoperto cose indicibili, Riscossione Sicilia , la Società di riscossione siciliana è un ente praticamente inutile diretto da un certo  Antonio Fiumefreddo , poi non chiedetevi perchè questo paese va a rotoli !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
il reportage sulla Sicilia è l’ultimo del tg della 7 , in fondo, doveva essere il primo, ma naturalmente il primo sono le elezioni e il pd giusto per cambiare e le ultime novità sulle bufale dei o contro i grillini……

 

le donne ai tempi del duce , il ritorno ?

Come vivevano le donne nel periodo fascista , bei ricordi che tanto piacciono ai vari trumputiniani Meloni , Salvini e grillini.
Meditiamo un attimo su quello che sta succedendo nel pianeta riguardo alle donne occidentali …

mi sto sempre più convincendo che saranno le donne intelligenti consapevoli e indipendenti a trovare il modo di contrastare l’ondata di destra che sta invadendo il pianeta, le avvisaglie di un ritorno al bieco passato presessantottino in ambito europeo sono dimostrate dalla recente legge russa sulla violenza in famiglia o il ritorno antiabortista americano e l’atteggiamento maschilista di Trump , la LEGISLAZIONE DI OGNI DESTRA MONDIALE E ‘ ISPIRATA AL CONDIZIONAMENTO DELLE DONNE RISPETTO AI MASCHI , mentre le destre attaccano i musulmani per la sottomissione che impongono alle donne si sta cercando di imitarli , gli occidentali stanno ritornando ad una cultura prettamente maschilista .
Salvini , Meloni e grillini , non rompeteci i maroni !!!!

http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenzadonne1.htm

L’esclusione delle donne nella società fascista

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Per consolidare il proprio regime improntato sull’autoritarismo, Mussolini adottò una politica anti-femminista, che impose alla donna l’esclusivo ruolo di madre-casalinga e facendo così della maternità, oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato.

Le donne, intese come portatrici di interessi privati (familiari) furono così escluse da tutto ciò, che aveva attinenza con la sfera pubblica; anche la questione demografica fu affrontata in nome del superiore interesse dello Stato, in termini di quantità, anziché di qualità.

Allo scopo di incrementare le nascite, lo Stato fascista vietò l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto, nonché qualsiasi forma di educazione sessuale.

Come si è accennato, ogni aspetto della vita delle donne fu subordinato agli interessi dello Stato, al punto da negare, in assoluto, ogni forma di emancipazione femminile.

Le femministe storiche, in testa alle quali si ricorda Anna Kuliscioff, per la sua coraggiosa battaglia, a favore dell’estensione del voto alle donne, dopo la sconfitta del 1925, furono costrette a volgere il loro impegno nel volontariato sociale o nell’attivismo culturale, ma con crescenti ostacoli e limitazioni.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice Pisanelli, improntato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione, di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensione di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Anche la Chiesa, ostile all’emancipazione femminile, attraverso l’enciclica papale Arcanum del 1880, esaltò il ruolo della maternità e dei valori della famiglia, contrapponendoli alla modernità, portatrice di corruzione dei costumi.

Dal 1926, con la soppressione di tutti i partiti politici, fenomeno che imbavagliò la stampa nonché l’attivismo femminista delle socialiste e delle giovani militanti del P.C.I., il regime riconobbe solo due movimenti femminili: quello fascista, che venne incoraggiato e quello cattolico, che fu tollerato.

“Lo scopo della vita di ogni donna è il figlio. […] La sua maternità psichica e fisica non ha che questo unico scopo”. Così si legge in un manuale di igiene, divulgato dal regime alla fine degli anni ’30.

Non a caso, tra i fasti imperialisti del ventennio, si annoverano le cerimonie presiedute dal Duce, con le quali li madri più prolifiche ottenevano riconoscimenti ufficiali e privilegi.

Nel suo romanzo Pane Nero, Miriam Mafai evidenzia come la politica fascista e l’ideologia cattolica “si intrecciano e si sostengono a vicenda, imponendo alla donna un destino tutto biologico” e la sua subalternità nella famiglia e nella società.

Fra le prime misure pro-nataliste, introdotte dal regime, peraltro con evidenti intenti punitivi, ricordiamo la c.d. tassa sul celibato (D. L. 2132 del 19/12/1926), che da molte donne fu considerata come l’unico provvedimento normativo, a sfavore dell’uomo.

La funzione procreativa femminile, come si è preannunciato, determinò un progressivo allontanamento della donna dalla sfera pubblica.

La riforma della scuola fascista, che ai giorni nostri è ricordata ancora con il nome del suo promotore, Giovanni Gentile, Ministro dell’Educazione Nazionale (1922-1924) fu improntata su due precisi obiettivi: inculcare nei giovani l’ideologia dello stato fascista e selezionare e promuovere solo l’elite, in modo da far accedere all’istruzione secondaria e all’Università, un numero ristretto di studenti, provenienti dalle famiglie più agiate. La riforma Gentile era “dichiaratamente anti-femminile”, come sottolinea la storica Victoria De Grazia in Le donne del regime fascista: “per essere pregiata, rispettata, esaltata, la donna doveva accettare e non tentare di negare i limiti della sua diversità”.

Negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice, la riforma della scuola, operata da Gentile, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante.

L’insegnamento di molte materie fu precluso alle donne: esse non poterono accedere ai concorsi pubblici per insegnare nei licei lettere, latino, greco, storia e filosofia o per insegnare italiano negli istituti tecnici.

Un Decreto Legge del 05/09/1938, infine imponendo una riduzione al 5% del personale femminile, impiegato nella Pubblica Amministrazione, rappresentò il culmine della discriminazione sessuale.

Poiché le opportunità occupazionali per le donne, andarono drasticamente riducendosi, sino allo scoppio del secondo conflitto bellico, ogni ragazza non riceveva incoraggiamenti a proseguire gli studi.

La controtendenza al fenomeno del calo occupazionale femminile iniziò a manifestarsi nel 1940 e ad accentuarsi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, perché giovani e meno giovani furono chiamati alle armi e i loro posti di lavoro furono così ricoperti da mogli, sorelle e donne che si ritrovarono, all’improvviso, nella necessità di provvedere al sostentamento di famiglie con prole numerosa e private del capo-famiglia.

(a cura di Katia Romagnoli)

demagogia, populismo e altri modi per creare consenso

Populismo, demagogia, qualunquismo e antipolitica sono dei virus che si diffondono con una grande facilità tra gli italiani, creando gravi danni per la democrazia e per la nazione, per la gioia di personaggi negativi che ne beneficiano. Vediamo pertanto, molto brevemente cosa sono.

 

La demagogia può essere definita come l’abilità dei politici ad assicurarsi dei vantaggi raggirando il popolo con discorsi ingannevoli e quindi spingendolo ad agire contro i propri interessi. Ecco allora che di volta in volta si alimenta l’odio verso gli immigrati, si aumenta la paura verso uno Stato autoritario, si fanno promesse irrealizzabili, ci si dichiara contro qualcosa di negativo; si tratta di una tecnica molto antica conosciuta sin dai tempi dell’antica Grecia e già allora veniva vista come una degenerazione della democrazia. Riflettendo un attimo risulta però evidente che in un vero sistema democratico la demagogia non potrebbe esistere, sarebbe la stessa organizzazione sociale, con a disposizione un efficiente sistema di formazione e informazione dei cittadini, a renderla inattuabile.

La demagogia si basa dunque sui problemi radice della disinformazione, dell’ignoranza e della frammentazione sociale, non può essere una degenerazione della democrazia e anzi rappresenta una prova lampante che una vera democrazia non si è mai realizzata.

 

Il populismo è un termine con diverse accezioni: a volte viene usato come sinonimo di demagogia, altre volte per identificare quei movimenti politici che, cavalcando l’onda del malcontento popolare verso la classe dominante, tentano di effettuare un ricambio politico a proprio favore usando un linguaggio aggressivo che risulti di facile presa sulla popolazione. Si tratta dell’ennesimo inganno per la popolazione, una popolazione disinformata, ignorante e frammentata da manipolare comunque.

Solitamente il populismo è una forma di attrazione del consenso fondata sulla brutale semplificazione della realtà: il politico che fa del populismo cerca di arrivare alla “gente” con messaggi facili da comprendere, che toccano interessi diffusi, accompagnandoli spesso da un moto di indignazione e scandalo per una qualche ingiustizia che altri competitori politici avrebbero perpetrato ai loro danni. Che gli interessi toccati dai messaggi populisti siano effettivamente quelli “del popolo”, è indifferente: l’importante è che il popolo ci creda.

Il populismo è quindi una banalizzazione della complessità e, dunque, una “presa in giro” bella e buona. In effetti, dal punto di vista della politica è sempre così. Di solito, è più facile fare del populismo quando non si governa: si raccolgono i malumori del popolo, li si interpreta anche a discapito di un’analisi puntuale delle loro ragioni e li si gonfiano, al fine di rappresentare l’insostenibilità della condizione data (nonché l’inadeguatezza dei governanti in carica) e la necessità di cambiare. Se un governante è arrivato al potere col populismo, necessita di una potenza mediatica, economica e politica imponente per mantenere inalterato il proprio consenso durante gli anni del governo, in cui il confronto con la complessità si fa inevitabile e non ogni attesa viene soddisfatta.

 

Il qualunquismo si basa anch’esso sulla sfiducia nelle istituzioni e nei partiti politici, visti come distanti dal popolo, non rappresentativi e quindi d’intralcio alla libertà, ma tende a identificare la suddetta situazione come fisiologica della democrazia, portando a pericolose derive anarchiche. Anche il termine qualunquismo viene usato come sinonimo di demagogia e populismo quando viene attribuito a dei soggetti politici che vogliono scalzare quelli al potere sobillando le folle.

 

L‘antipolitica è l’avversione e disprezzo per le forme e le attività della politica, e per i suoi protagonisti singoli (i politici), collettivi (i partiti), e istituzionali (i poteri pubblici). Questa antipolitica nasce dallo sdegno morale per gli scandali e la corruzione che coinvolgono i politici; dalla rabbia e dalla protesta per le promesse non mantenute dalla politica, e per l’ingiustizia con cui la politica calpesta i diritti dei cittadini; dall’idea qualunquistica che non vi sia differenza fra i partiti, che siano tutti uguali;  e che con un po’ d’onestà personale e di buon senso ogni problema verrebbe risolto.

Naturalmente l’antipolitica è una forma di politica, offre un’analisi (generalmente stereotipata) e una conseguente azione che spesso sfrutta le regole tipiche della politica (per esempio la forma partito, le elezioni e la presenza parlamentare…), ma con uno scopo eminentemente “eversivo”, ed è spesso sfruttata per demolire l’avversario politico ed ottenere facili consensi presso le persone sensibili ai temi dell’antipolitica. Insomma, anche l’antipolitica viene usata per manipolare la gente a proprio vantaggio, indirizzandola verso il bersaglio che un determinato centro di potere o gruppo politico vuole demolire al fine di ottenere dei vantaggi personali, ad esempio la conquista del potere.

 

E’ importante conoscere bene il significato di tali termini perché molto spesso vengono usati impropriamente, ma efficacemente, contro i propri avversari. Succede che i maestri della demagogia accusino di demagogia i propri antagonisti, che i politici più populisti additino come tali i politici emergenti, che coloro i quali hanno conquistato le proprie poltrone parlamentari ricorrendo massicciamente al qualunquismo ora ne parlino con sdegno rispetto ai nuovi avversari. Non conoscere il vero significato di tali termini significa permettere l’espansione proprio della demagogia, del populismo e del qualunquismo, può significare non riconoscere i portatori di sane riforme sociali.

 

Il disimpegno indignato, populista, rancoroso quanto disinformato, verbalmente violento quanto preda di cliché e stereotipi è estremamente forte in Italia. Anche se presenta dei caratteri di trasversalità che evidentemente hanno a che fare con l’intelligenza e la cultura delle persone, gli indignati prepolitici e antipolitici sono con abbastanza chiarezza concentrati in alcuni settori politici.

La concentrazione in alcuni gruppi politici è favorita da una banale relazione fra il livello “macro” e quello “micro”. Avere un contenitore (partito o movimento), ricevere parole d’ordine, vedere tali parole d’ordine rimbalzare sui mass media (specie la tv) con continuazione, entrare nel gruppo e sentirsene parte (con senso di protezione, di inclusione, di verità) sono evidentemente tutti elementi che favoriscono l’aggregazione. Di contro, fare aggregare attorno a poche parole d’ordine, mantenere l’indignazione come condizione di coesione, secernere in continuazione malumore, indicare nemici, aggredire verbalmente, sono gli strumenti della leadership necessari per mantenere e manovrare masse considerevoli di individui.

 

Ma questa indignazione pre- o anti- politica, per essere politicamente utilizzabile, deve continuamente rinnovarsi. Il climax antagonistico e battagliero deve costantemente essere mantenuto alto, cosa che – in mancanza di una ideologia netta e chiara – diventa impresa complessa. Ecco allora un lavorìo continuo di iniziative eclatanti, tutte rigorosamente inessenziali rispetto all’agenda dei problemi economici e sociali italiani, tutte destinate al fallimento ma tutte, rigorosamente tutte, lanciate nell’arena politica come questioni essenziali, delitti da vendicare, pietre miliari per la costituzione di un nuovo ordine. Ecco il linguaggio sempre e soltanto iperbolico, con aggettivazioni al vetriolo, con l’annullamento degli avversari; sempre quello, attentamente ripreso da epigoni e seguaci. Ecco l’isolamento pur di restare puri, distinti, fedeli ai cliché. Ecco l’Amato Leader. Ecco il populismo…

 

 

Nota: articolo adattato da qui e qui

 

 

CEIFAN Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali diretto dal Servizio Antibufala

http://ceifan.org